_Di novità state in Spagna._
Carlo fratello naturale dello scellerato re di Spagna, e da lui
cacciato, si riducea col re d’Araona, conoscendo che la forza e
bestiale vita del fratello nel reame per paura lo facea temere e
odiare; e per tanto stimando che li fosse assai leggiere a fare
movimento nel reame eziandio con piccola gente, avuto dal re ottocento
cavalieri si mise in certa parte della Spagna, e correndo il paese
ricolse gran preda. Il re com’ebbe del fatto sentore, sapendo il
luogo dov’erano, e che loro era necessario volendo tornare in loro
paese passare per un certo luogo malagevole e stretto, subito mandò
duemila cavalieri ad occupare quel passo. Sentendo Carlo e’ Catalani
che ’l passo ond’era la loro ritornata era preso, e la gente che
v’era, volgendo la tema in disperazione, si deliberarono di mettersi
alla fortuna della battaglia, che altro rimedio non v’era. Il valente
giovane Carlo col volto fiero, come fosse certo della vittoria
confortando i Catalani, e inanimandoli a ben fare, mostrava che tra
la gente che gli attendea de’ nemici erano pochi buoni uomini, e che
gli altri erano gente vile e dispettosa, e male armata e novizza, e
dell’onore del re per sua crudeltà poco desiderosa, aggiugnendo, che
se voleano a loro donne e famiglie tornare, necessità era loro fare la
via con le spade in mano, e che certo si rendea, conoscendo la virtù
loro, che arebbono la via onoratamente. I Catalani vedendo l’animo
ardito e sicuro dei giovane presono speranza di vittoria, e si misono
alla battaglia, la quale fu fiera, e aspra e dura lungo tempo, ma i
Catalani, come la necessità strignea, raddoppiate le forze e l’ardire,
diportandosi valentemente, ruppono e sbarattarono gli Spagnuoli,
e oltre a’ morti e a’ magagnati ne furono presi più di trecento
cavalieri, e con la preda e con la vittuaglia non pensata si tornarono
in Araona.