CAP. LXII.

_Come la rocca di Bibbiena s’arrendè al comune di Firenze._

Vedendo Marco che la terra era presa, e ch’egli era con gente assai

nella rocca e con poca vittuaglia, perocchè per tema delle cave l’avea

sfornita, cercò di potersi patteggiare salvando le persone, ma non

ebbe luogo, e dibattutosi sopra ciò per molte riprese, infine impetrò,

che la sua donna ch’era figliuola del prefetto da Vico, la quale era

gravida, con un suo piccolo fanciullo con tutti gli arnesi di lei se

ne potesse andare, e che i terrazzani e alcuni sbanditi del comune di

Firenze fossono salvi; e quanto s’appartenne agli sbanditi, non fu

senza ombra d’infamia a’ nostri cittadini che si trovarono a questo

servigio. Marco e Lodovico suo fratello, e messer Leale loro zio,

Francesco della Faggiuola e altri masnadieri in numero di quaranta

rimasono prigioni, tutto che poi appresso il detto Francesco ch’era

garzone e infermo fosse lasciato, e a dì 7 di gennaio del detto anno

renderono la rocca, e a dì 12 del detto mese vennono presi a Firenze

i detti Tarlati, e furono messi spartitamente l’uno dall’altro nelle

prigioni del comune di Firenze.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 177 / 233 题