CAP. LX.

_Come Cane Signore fu fatto signore di Verona._

Sentito che fu per Verona il caso sinistro di loro signore, non si

trovò nella terra persona che si levasse di cuore, tanto era odiato e

mal voluto; e dopo alquanto spazio di tempo fu ricolto di terra senza

avere conoscimento niuno, e spiritò poco, sicchè appena levato del

luogo passò, e lasciò la tirannia e la vita. L’esequie per l’onore

del titolo che tenea, e della casa, li furono fatte magnifiche, e più

liete in vista che dolorose; perocchè riso e pianto, e l’altre forti

passioni dell’animo coll’altro contrario male si possono coprire.

Il popolo vile, e costumato in servaggio, trovandosi in sua libertà,

perocchè non v’era capo di signoria, se non per Polo Albuino ch’era

un piccolo garzone senza consiglio e senza gente d’arme, perocch’erano

tutti in servigio di messer Bernabò nell’oste a Bologna, nè altro caldo

o favore, non seppono usare la libertà e la franchigia che loro avea

non pensatamente renduto fortuna. Radunati insieme i fratelli di Gran

Cane, nel parlamento in segno di signoria diedono la bacchetta a Polo

Albuino ricevendo per sè e per lo fratello, e di presente crearono

ambasciadori, e mandaronli a Padova a Cane Signore, invitandolo

che venisse a prendere la cura della sua città di Verona; il quale

accompagnato da dugento cavalieri del signore di Padova si partì, e

giunto in Verona, con grande letizia e onore fu ricevuto, facendolisi

incontro alla porta il fratello, e ivi li diede la bacchetta, e

lo rinvestì della signoria che avea ricevuta per lui; e così per

dimostranza di fede rimasono amendue nella signoria ch’avea ricevuta

per lui, e la città si posò senza novità niuna in buona pace.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 175 / 233 题