_Come Cane Signore fu fatto signore di Verona._
Sentito che fu per Verona il caso sinistro di loro signore, non si
trovò nella terra persona che si levasse di cuore, tanto era odiato e
mal voluto; e dopo alquanto spazio di tempo fu ricolto di terra senza
avere conoscimento niuno, e spiritò poco, sicchè appena levato del
luogo passò, e lasciò la tirannia e la vita. L’esequie per l’onore
del titolo che tenea, e della casa, li furono fatte magnifiche, e più
liete in vista che dolorose; perocchè riso e pianto, e l’altre forti
passioni dell’animo coll’altro contrario male si possono coprire.
Il popolo vile, e costumato in servaggio, trovandosi in sua libertà,
perocchè non v’era capo di signoria, se non per Polo Albuino ch’era
un piccolo garzone senza consiglio e senza gente d’arme, perocch’erano
tutti in servigio di messer Bernabò nell’oste a Bologna, nè altro caldo
o favore, non seppono usare la libertà e la franchigia che loro avea
non pensatamente renduto fortuna. Radunati insieme i fratelli di Gran
Cane, nel parlamento in segno di signoria diedono la bacchetta a Polo
Albuino ricevendo per sè e per lo fratello, e di presente crearono
ambasciadori, e mandaronli a Padova a Cane Signore, invitandolo
che venisse a prendere la cura della sua città di Verona; il quale
accompagnato da dugento cavalieri del signore di Padova si partì, e
giunto in Verona, con grande letizia e onore fu ricevuto, facendolisi
incontro alla porta il fratello, e ivi li diede la bacchetta, e
lo rinvestì della signoria che avea ricevuta per lui; e così per
dimostranza di fede rimasono amendue nella signoria ch’avea ricevuta
per lui, e la città si posò senza novità niuna in buona pace.