_Come fu morto il signore di Verona dal fratello._
Messer Cane della gesta di quelli della Scala signori di Verona,
per morbidezze di nuova fortuna era divenuto dissoluto e crudele,
e per tanto in odio de’ suoi cittadini grande, senza amore de’ suoi
cortigiani, eziandio de’ suoi consorti e parenti; essendo per andare
in questi tempi nella Magna a’ marchesi di Brandimborgo, ch’erano
suoi cognati, e avendo i suoi fratelli carnali, messer Cane Signore
e Polo Albuino, secondo il testamento di messer Mastino erano con lui
consorti nella signoria, e non prendendo di niuno di loro confidanza,
ma piuttosto sospetto, segretamente fè giurare i soldati nelle mani
d’un suo figliuolo bastardo. Come questo sentirono i fratelli forte
l’ebbono a male, e presonne sdegno: messer Cane Signore ne fece parlare
dicendo al gran Cane, che tanta sconfidanza non dovea mostrare ne’
fratelli: le parole, quanto che assai fossono amorevoli, furono gravi
e sospettose al tiranno, e con parole di minacce spaventò e impaurì il
fratello, tutto che per avventura non fosse nell’animo suo quanto le
minacce dicevano. Il giovane pensò che assai era lieve al fratello a
fare quanto dicea in parole, perchè conoscea che molta crudeltà regnava
nell’animo suo, e che per tanto poco al signore arebbe riguardato;
onde un sabato, a dì 14 di dicembre detto anno, essendo cavalcato Gran
Cane per la terra con piccola compagnia, e Cane Signore accompagnato
di due scudieri di cui tutto si confidava se n’andò alla stalla del
signore, e tolse tre corsieri i più eletti e i migliori vi trovò, e
montativi tutti e tre a cavallo, con l’armi celate si mosse per la
terra a piccoli passi cercando del gran Cane, e come lo scontrarono, il
gran Cane disse al fratello, ch’e’ non facea bene a cavalcare i suoi
corsieri, e Cane Signore rispose; Voi fate bene sì che voi non volete
ch’io cavalchi niuno buono cavallo: e tratto fuori uno stocco ch’avea
a lato accortamente gli si ficcò addosso, e con esso il passò dall’un
lato all’altro, e menatoli un altro colpo in sul capo l’abbattè del
cavallo, e per tema di non essere sorpreso prese la fuga, avacciando
in forma il cammino che in Padova giunse la sera; ed essendo come
da parte del signore ricevuto, li manifestò quello ch’avea fatto al
fratello, e le ragioni che mosso l’aveano: il signore mostrò per la
spiacevolezza del caso ne’ sembianti doglienza, senza assolvere il
fatto o condannare, confortato il giovane che a lui era fuggito, con
speranza che la cosa che proceduta era da sdegno arebbe buono fine. In
questa miserabile fortuna di tanto signore non si trovò chi traesse
ferro fuori, nè chi perseguitasse il fratello, e quelli ch’erano con
lui, tremando di sè ciascuno, per immaginazione che sì alta cosa essere
non potesse senza ordine, si fuggirono di presente, e lasciarono in
terra il loro signore a morte fedito.