CAP. LVII.

_Come messer Bernabò mandò l’oste sua sopra Bologna._

Seguendo la materia del precedente capitolo, all’entrata di dicembre

del detto anno, messer Bernabò fece capitano della gente che mandò

nel Bolognese il marchese Francesco da Esti, il quale essendo cacciato

di Ferrara era ridotto a messer Bernabò, ed era suo provvisionato, e

senza niuno arresto con tremila cavalieri, e millecinquecento Ungheri,

e quattromila pedoni e mille balestrieri lo fece cavalcare in su

quello di Bologna, avendo il passo dal signore di Ferrara, allora in

amicizia e compare di messer Bernabò, e oltre al passo, vittuaglia e

aiuto; e come uscì del Modenese si pose a campo intorno al castello di

Crevalcuore, e ciò fu infra dieci dì infra ’l mese di dicembre, e ivi

stette più giorni; sollecitato con parecchie battaglie il castello,

non avendo soccorso dal signore di Bologna, a dì 20 del detto mese

s’arrendè a promissione di messer Giovanni de’ Peppoli, il quale era

nell’oste al servigio di messer Bernabò; e ricevuto il castello e le

guardie del capitano dell’oste, essendo il castello abbondevole di

vittuaglia, assai n’allargò l’oste. Avuto Crevalcuore, le villate

ch’erano d’intorno da lunga e da presso per non essere predati

ubbidirono il capitano, facendo il mercato sotto il caldo e baldanza

di questo ricetto. Bene che la vernata fosse spiacevole e aspra per

le molte piove, quelli dell’oste ogni dì cavalcavano insino presso a

Bologna, levando prede e prigioni, e tribolando il paese; il signore

di Bologna, ch’era savio e d’animo grande, non faltò di cuore per

la non pensata e subita guerra, e veggendosi per l’astuzia di messer

Bernabò che gli avea levati i soldati, come dicemmo di sopra, povero di

gente d’arme e d’aiuto, senza indugio trasse delle terre di fuori que’

terrazzani che si sentì ch’erano sospetti, e le rifornì di soldati,

perchè i terrazzani non avessono podere d’arrendersi sì prestamente

come fatto aveano quelli di Crevalcuore; e attendea con sollicitudine

allo sgombro, e ad apparecchiare la città a difesa, e a fare buona

guardia. Il cardinale di Spagna li mandò di soccorso quattrocento

barbute che li vennono a gran bisogno. Lo detto signore conoscendo

la sua impotenza, e non essere sufficiente a potere rispondere a

quella de’ signori di Milano, nondimeno cercò sottilmente con segreto

trattato, offerendo di fare alto e basso quanto fosse piacere del

comune di Firenze, di torlo in suo aiuto, ma la fede promessa per la

pace vinse ogni vantaggio che potessono avere.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 172 / 233 题