_Come messer Bernabò mandò l’oste sua sopra Bologna._
Seguendo la materia del precedente capitolo, all’entrata di dicembre
del detto anno, messer Bernabò fece capitano della gente che mandò
nel Bolognese il marchese Francesco da Esti, il quale essendo cacciato
di Ferrara era ridotto a messer Bernabò, ed era suo provvisionato, e
senza niuno arresto con tremila cavalieri, e millecinquecento Ungheri,
e quattromila pedoni e mille balestrieri lo fece cavalcare in su
quello di Bologna, avendo il passo dal signore di Ferrara, allora in
amicizia e compare di messer Bernabò, e oltre al passo, vittuaglia e
aiuto; e come uscì del Modenese si pose a campo intorno al castello di
Crevalcuore, e ciò fu infra dieci dì infra ’l mese di dicembre, e ivi
stette più giorni; sollecitato con parecchie battaglie il castello,
non avendo soccorso dal signore di Bologna, a dì 20 del detto mese
s’arrendè a promissione di messer Giovanni de’ Peppoli, il quale era
nell’oste al servigio di messer Bernabò; e ricevuto il castello e le
guardie del capitano dell’oste, essendo il castello abbondevole di
vittuaglia, assai n’allargò l’oste. Avuto Crevalcuore, le villate
ch’erano d’intorno da lunga e da presso per non essere predati
ubbidirono il capitano, facendo il mercato sotto il caldo e baldanza
di questo ricetto. Bene che la vernata fosse spiacevole e aspra per
le molte piove, quelli dell’oste ogni dì cavalcavano insino presso a
Bologna, levando prede e prigioni, e tribolando il paese; il signore
di Bologna, ch’era savio e d’animo grande, non faltò di cuore per
la non pensata e subita guerra, e veggendosi per l’astuzia di messer
Bernabò che gli avea levati i soldati, come dicemmo di sopra, povero di
gente d’arme e d’aiuto, senza indugio trasse delle terre di fuori que’
terrazzani che si sentì ch’erano sospetti, e le rifornì di soldati,
perchè i terrazzani non avessono podere d’arrendersi sì prestamente
come fatto aveano quelli di Crevalcuore; e attendea con sollicitudine
allo sgombro, e ad apparecchiare la città a difesa, e a fare buona
guardia. Il cardinale di Spagna li mandò di soccorso quattrocento
barbute che li vennono a gran bisogno. Lo detto signore conoscendo
la sua impotenza, e non essere sufficiente a potere rispondere a
quella de’ signori di Milano, nondimeno cercò sottilmente con segreto
trattato, offerendo di fare alto e basso quanto fosse piacere del
comune di Firenze, di torlo in suo aiuto, ma la fede promessa per la
pace vinse ogni vantaggio che potessono avere.