_Come Pavia s’arrendè a messer Galeazzo._
Gli affannati e tribolati cittadini di Pavia e disperati d’ogni
soccorso, e spezialmente di quello del marchese, cui vedeano da’
Tedeschi gabbato e tradito, e altro capo non aveano che frate Iacopo
del Bossolaro, col suo consiglio cercarono d’arrendersi a patti a
messer Galeazzo il quale liberamente gli accettò con tutti que’ patti
e convenienze che ’l detto frate Iacopo seppe divisare: e fermo tutto
e’ ricevettono dentro messer Galeazzo con la sua gente del mese di
novembre del detto anno; il quale entrato dentro con buona cera,
si contenne senza fare novità, mostrandosi benigno e piacevole a’
cittadini e a frate Iacopo, e fecelo di suo consiglio, mostrandoli
fede e amore, e avendolo quasi come santo e in grande reverenza; e con
questa pratica e infinta sagacità ordinò con lui assai di quello che
volle senza turbare i cittadini; e avendo recato in sua balía tutte le
fortezze della terra e di fuori si tornò a Milano, mostrando a frate
Iacopo affezione singulare, e lo menò seco, e come l’ebbe in Milano il
fece prendere, e mettere in perpetua carcere, e condannato il mandò a
Vercelli al luogo de’ frati dell’ordine suo, e ordinatoli quivi una
forte e bella prigione, con poco lume e assai disagio, ponendo fine
alle tempeste secolari che con la lingua sua ornata di ben parlare
avea commesse. E ciò fatto, tenea all’opera più di seimila persone, e
fece cominciare in Pavia una fortezza sotto nome di Cittadella, nella
quale si ricogliesse tutta sua gente d’arme senza niuno cittadino;
e ciò non fu senza lagrime e singhiozzi de’ cittadini, siccome di
prima cominciarono a vedere il principio dello spiacevole giogo della
tirannia, e sì per lo guasto delle case loro che si conteneano nel
luogo, ove s’edificava lo specchio della miseria loro, dove portavano
gran danno e disagio; e per nominare quello che suole addivenire a
chi cade in mala fortuna, frate Iacopo era infamato degli omicidi,
che non furono pochi, i quali erano proceduti delle prediche sue,
e de’ cacciamenti di molti cari e antichi cittadini di Pavia sotto
maestrevole colore di battere e affrenare i tiranni; ma quello che
più parea suo nome d’orrore nel cospetto di tutti erano le rovine de’
nobili edifici di que’ da Beccheria e d’altri notabili cittadini che
li seguivano, mostrando che l’abbattere il nido agli uomini rei era
meritorio, quasi come se peccassono le case, che è stolta cosa, tutto
che per mala osservanza tutto giorno s’insegna queste cose, parea che
l’accusassono di crudeltà; e quello costringono d’avarizia, perocchè
sotto titolo di cattolica ubbidienza aveano fatto statuti, che chi non
fosse la mattina alla messa e la sera al vespero pagasse certa quantità
di danari; e avendo sopra ciò fatte le spie, cui trovassono in fallo il
minacciavano d’accusare, e sotto questa tema li facevano ricomperare.
E certo chi volesse stare nel servigio di Dio e nelle battaglie di
vita riligiosa, e mescolandosi nelle cose del secolo e ne’ viluppi
è spesso ingannato da colui che si trasfigura in vasello di luce per
ingannare quelli col principio della santa operazione, favoreggiando
col grido del popolo il santo l’indusse a vanagloria e in crudeltà, e,
come dovemo stimare, Iddio con le pene della croce lo ridusse alla vita
d’onde s’era per lusinghe del mondo partito.