_Come Bibbiena per nuovo capitano fu molto stretta._
La punga che ’l comune faceva per avere Bibbiena era grande, e la
resistenza de’ Tarlati molto maggiore, e faceano forte maravigliare
i governatori del nostro comune, veggendo la durezza e la pertinacie
loro, non aspettando soccorso di luogo che venisse a dire nulla; e come
che la cosa s’andasse, non fu senza infamia del capitano del popolo
ch’era de’ marchesi da Ferrara, il quale era stato mandato per capitano
di tutta l’oste, il quale vilmente e lentamente in tutte cose si
portava, e d’alcuni cittadini che gli erano stati dati per consiglio.
Onde il comune prese oneste cagioni e’ rivocarono il capitano e ’l suo
consiglio, e in suo luogo mandarono il potestà con altri cittadini,
il quale fu messer Ciappo da Narni, uomo d’arme valoroso, e sentito
assai. Il quale avendo da Firenze molti maestri di legname e di
cave, prestamente fece cignere la terra di fossi e di steccati, e
imbertescando i luoghi dov’era bisogno, e in più parti, e alla rocca
e alla terra fè dirizzare cave, e simile faceano que’ d’entro per
riscontrare. Appresso vi dirizzarono due dificii che gittavano gran
pietre, e di dì e di notte secondo uso di guerra li molestavano,
senza dare loro riposo. Que’ d’entro per rompere e impedire i mangani
dirizzarono manganelle, colle quali assai danno facevano. Nè contento
il capitano alla detta sollicitudine, cominciò a cavare l’altre torri
de’ Tarlati per tenerle strette, e in esse cercava trattati, ne’
quali fu preso Corone, e Giunchereto, e Frassineto per battaglia, e
all’uscita di settembre presono Faeto castelletto ch’era di messer
Leale, nel quale trovarono assai roba, e predato il paese, si tornarono
al campo. E perchè le castella prese erano del contado d’Arezzo, il
comune liberamente le rendè agli Aretini, i quali molto le ebbono a
grado, e tutto che nostro comune perseguitasse quelli da Pietramala a
suo potere, gli Aretini seguendo il grido non stavano oziosi, facendo
dal lato loro, quanto poteano e sapeano di guerra. E nel detto tempo
in sul giogo ripresono un loro castello che ’l conte Riccardo dal Bagno
lungo tempo avea loro occupato; e perseguendo l’assedio, nell’entrante
d’ottobre furono tratti a fine e forniti tre battifolli intra’ campi
erano posti, onde la terra fu per modo circondata d’assedio ch’entrare
nè uscire non potea persona. Lasceremo assediata Bibbiena, e a suo
tempo diremo come fu presa, e diremo alquanto delle cose straniere, che
in questi tempi avvennono da fare menzione.