_Come il comune di Firenze assediò Bibbiena._
I Tarlati d’Arezzo, per che cagione il facessono, mai non aveano
voluto ratificare, come aderenti de’ signori di Milano, alla pace
fatta a Serezzana intra’ detti signori e comuni di Toscana, e stavansi
maliziosamente intra due, attenendosi alle fortezze loro, che n’aveano
molte in que’ tempi, e guerreggiando agli Ubertini, senza mostrarsi
in atto veruno contro al nostro comune; e intra l’altre terre, Marco
di messer Piero Saccone possedea liberamente la terra di Bibbiena,
la quale di ragione era del vescovo d’Arezzo, colla quale ne’ tempi
passati molta guerra avea fatta a’ Fiorentini. Ora tornando a nostro
trattato, come avanti dicemmo, gli Ubertini, nemici di quelli da
Pietramala, col senno e buono aoperare erano tornati nella grazia e
amore del nostro comune, ed essendo messer Buoso degli Ubertini vescovo
d’Arezzo venuto a Firenze per la cagione che di sopra dicemmo, si
ristrinse co’ governatori del nostro comune segretamente animandoli
all’impresa di Bibbiena, conferendo di dare le sue ragioni al comune
di Firenze. Il suo ragionamento fu accettato; e aggiunta l’intenzione
buona del vescovo all’operazione di messer Biordo, il comune per
gareggiare la famiglia degli Ubertini, e mostrare che veramente
gli avesse in amore, a dì 23 d’agosto per riformagione ribandì gli
Ubertini; e per confermare la memoria delle fedeli operazioni di messer
Biordo, domenica mattina a dì 25 d’agosto fè cavaliere di popolo Azzo
suo fratello, con onorarlo di corredi e di doni cavallereschi; e di
presente lo feciono cavalcare a Bibbiena con gente d’arme a cavallo
e a piè, e a dì 26 del detto mese con la detta gente prese il poggio
al Monistero a lato a Bibbiena, e il borgo che si chiama Lotrina, e
ivi s’afforzarono vicini alla terra al trarre del balestro. Era nella
terra Marco e messer Leale fratello naturale di messer Piero Sacconi,
attempato e savio, i quali per alcuno sentore di trattato aveano
mandati di fuori della terra tutti coloro di cui sospettavano, e nel
subito e non pensato caso si fornirono prestamente di loro confidenti e
di molti masnadieri, il perchè convenia, ch’avendo la rocca e la forza
i terrazzani stessono a posa e ubbidienti loro, e pensando che la cosa
averebbe lungo trattato, s’ordinarono e afforzarono a fare resistenza
e franca difesa, sperando nella lunghezza del tempo avere soccorso.
Il comune di Firenze multiplicava a giornate l’assedio, e in servigio
del comune v’andò il conte Ruberto con molti suoi fedeli in persona,
e di presente pose suo campo, e simile feciono gli altri. E così in
pochi dì la terra fu cerchiata d’assedio, e gli Ubertini in tutte loro
rocche e castella vicine a Bibbiena misono gente del comune di Firenze,
e per più fortezza e sicurtà di quelli ch’erano al campo. La guerra
si cominciò aspra e ontosa secondo il grado suo, e que’ d’entro per
mostrare franchezza aveano poco a pregio il comune di Firenze, uscivano
spesso fuori a badaluccare, e a dì 30 d’agosto in una zuffa stretta fu
morto il conte Deo da Porciano, che v’era in servigio de’ Fiorentini.