CAP. XLVII.

_Come il comune di Firenze assediò Bibbiena._

I Tarlati d’Arezzo, per che cagione il facessono, mai non aveano

voluto ratificare, come aderenti de’ signori di Milano, alla pace

fatta a Serezzana intra’ detti signori e comuni di Toscana, e stavansi

maliziosamente intra due, attenendosi alle fortezze loro, che n’aveano

molte in que’ tempi, e guerreggiando agli Ubertini, senza mostrarsi

in atto veruno contro al nostro comune; e intra l’altre terre, Marco

di messer Piero Saccone possedea liberamente la terra di Bibbiena,

la quale di ragione era del vescovo d’Arezzo, colla quale ne’ tempi

passati molta guerra avea fatta a’ Fiorentini. Ora tornando a nostro

trattato, come avanti dicemmo, gli Ubertini, nemici di quelli da

Pietramala, col senno e buono aoperare erano tornati nella grazia e

amore del nostro comune, ed essendo messer Buoso degli Ubertini vescovo

d’Arezzo venuto a Firenze per la cagione che di sopra dicemmo, si

ristrinse co’ governatori del nostro comune segretamente animandoli

all’impresa di Bibbiena, conferendo di dare le sue ragioni al comune

di Firenze. Il suo ragionamento fu accettato; e aggiunta l’intenzione

buona del vescovo all’operazione di messer Biordo, il comune per

gareggiare la famiglia degli Ubertini, e mostrare che veramente

gli avesse in amore, a dì 23 d’agosto per riformagione ribandì gli

Ubertini; e per confermare la memoria delle fedeli operazioni di messer

Biordo, domenica mattina a dì 25 d’agosto fè cavaliere di popolo Azzo

suo fratello, con onorarlo di corredi e di doni cavallereschi; e di

presente lo feciono cavalcare a Bibbiena con gente d’arme a cavallo

e a piè, e a dì 26 del detto mese con la detta gente prese il poggio

al Monistero a lato a Bibbiena, e il borgo che si chiama Lotrina, e

ivi s’afforzarono vicini alla terra al trarre del balestro. Era nella

terra Marco e messer Leale fratello naturale di messer Piero Sacconi,

attempato e savio, i quali per alcuno sentore di trattato aveano

mandati di fuori della terra tutti coloro di cui sospettavano, e nel

subito e non pensato caso si fornirono prestamente di loro confidenti e

di molti masnadieri, il perchè convenia, ch’avendo la rocca e la forza

i terrazzani stessono a posa e ubbidienti loro, e pensando che la cosa

averebbe lungo trattato, s’ordinarono e afforzarono a fare resistenza

e franca difesa, sperando nella lunghezza del tempo avere soccorso.

Il comune di Firenze multiplicava a giornate l’assedio, e in servigio

del comune v’andò il conte Ruberto con molti suoi fedeli in persona,

e di presente pose suo campo, e simile feciono gli altri. E così in

pochi dì la terra fu cerchiata d’assedio, e gli Ubertini in tutte loro

rocche e castella vicine a Bibbiena misono gente del comune di Firenze,

e per più fortezza e sicurtà di quelli ch’erano al campo. La guerra

si cominciò aspra e ontosa secondo il grado suo, e que’ d’entro per

mostrare franchezza aveano poco a pregio il comune di Firenze, uscivano

spesso fuori a badaluccare, e a dì 30 d’agosto in una zuffa stretta fu

morto il conte Deo da Porciano, che v’era in servigio de’ Fiorentini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 162 / 233 题