CAP. XLVIII.

_Come il comune comperò Soci._

Marco di Galeotto, come vide assediata Bibbiena, e avendovi presso Soci

a due miglia, con sano consiglio abbandonò la speranza de’ Perugini che

l’aveano per loro accomandato, e avuto licenza, perchè era in bando,

se ne venne a Firenze a’ signori; e ragunati i collegi, e richiestili,

liberamente si rimise nelle mani del comune con dire, che de’ fatti

del castello Sanniccolò e di Soci, e di ciò ch’egli avea nel mondo,

ed eziandio della persona ne facessono loro volontà: il comune per

questa sua liberalità e profferta spontaneamente e di buono volere,

e non ostante ch’e’ terrazzani di Soci si volessono dare al comune,

e ciò era fattevole senza contasto per forza che appresso al castello

avea il comune, tanto legò l’animo de’ cittadini, per natura benigni

a perdonare, che ’l comune si dispose a sopra comperare, per mostrare

amore e giustizia; e perchè il valente uomo si mostrasse contento,

e sopra ciò provveduto discretamente, adì 26 d’ottobre 1359 per li

consigli ribandirono Marco, e dierongli contanti fiorini seimila

d’oro; e fè carta di vendita di Soci e di tutte le terre che in que’

luoghi avea, e le ragioni ch’avea in castello Sanniccolò concedette al

nostro comune, e delle carte ne fu rogatore ser Piero di ser Grifo da

Pratovecchio notaio delle riformagioni e altri notai, e così pervenne

Soci a contado del comune di Firenze. Come per tema non giusta Marco di

Galeotto si mise a venire a Firenze, e fece quello ch’avemo detto di

sopra, e così vennono i conti da Montedoglio volendosi accomandare al

comune, i quali non li vollono ricevere se prima non facessono guerra

a’ Tarlati, e non volendo ciò fare, si partirono con poca grazia del

nostro comune.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 163 / 233 题