_Come il comune comperò Soci._
Marco di Galeotto, come vide assediata Bibbiena, e avendovi presso Soci
a due miglia, con sano consiglio abbandonò la speranza de’ Perugini che
l’aveano per loro accomandato, e avuto licenza, perchè era in bando,
se ne venne a Firenze a’ signori; e ragunati i collegi, e richiestili,
liberamente si rimise nelle mani del comune con dire, che de’ fatti
del castello Sanniccolò e di Soci, e di ciò ch’egli avea nel mondo,
ed eziandio della persona ne facessono loro volontà: il comune per
questa sua liberalità e profferta spontaneamente e di buono volere,
e non ostante ch’e’ terrazzani di Soci si volessono dare al comune,
e ciò era fattevole senza contasto per forza che appresso al castello
avea il comune, tanto legò l’animo de’ cittadini, per natura benigni
a perdonare, che ’l comune si dispose a sopra comperare, per mostrare
amore e giustizia; e perchè il valente uomo si mostrasse contento,
e sopra ciò provveduto discretamente, adì 26 d’ottobre 1359 per li
consigli ribandirono Marco, e dierongli contanti fiorini seimila
d’oro; e fè carta di vendita di Soci e di tutte le terre che in que’
luoghi avea, e le ragioni ch’avea in castello Sanniccolò concedette al
nostro comune, e delle carte ne fu rogatore ser Piero di ser Grifo da
Pratovecchio notaio delle riformagioni e altri notai, e così pervenne
Soci a contado del comune di Firenze. Come per tema non giusta Marco di
Galeotto si mise a venire a Firenze, e fece quello ch’avemo detto di
sopra, e così vennono i conti da Montedoglio volendosi accomandare al
comune, i quali non li vollono ricevere se prima non facessono guerra
a’ Tarlati, e non volendo ciò fare, si partirono con poca grazia del
nostro comune.