CAP. XLIV.

_Come i Perugini mandarono ambasciata a Siena, e abominando i

Fiorentini._

L’arbitrata sentenza data sopra la pace tra il comune di Perugia

e quello di Siena, tutto che fosse comune utile e buona, all’uno e

all’altro comune forte dispiacea, come addietro abbiamo narrato, e

ciascheduno con sua ambasciata che piacesse al nostro comune per suo

onore e grazia loro annullare; e ciò fare non volse, perchè quasi

niente derivava da’ ragionamenti fatti con gli ambasciadori de’ detti

comuni, se non ch’alquanto nel tempo e nel modo, onde la pace si

rimase con le strade bandite, ma con gli animi pregni e pieni d’odio

e di stizza, e vollonsi dirompere se l’impossibilità non gli avesse

tenuti, perocchè tanto aveano speso, che premendo loro borse niente

vi si potea trovare se non vento e rezzo. I Perugini pregni d’animo,

alterosi e superbi, senza avere di loro possa riguardo, per mostrare

sdegno d’animo contro a’ Fiorentini, crearono otto ambasciadori di

loro cittadini più nominati e più cari, e vestironli di scarlatto, e

accompagnaronli di giovanaglia vestiti d’assisa dimezzata di scarlatto

e di nero, e con molta pompa li mandarono a Siena, dove furono ricevuti

con festa rilevatamente all’usanza sanese, recandosi in grande gloria

questa mandata; e qui ritta in parlamento, cortesemente infamando il

comune di Firenze, nella proposta dissono; l’uomo nimico nel campo del

grano soprassemina la zizzania, cioè il loglio; e recando il processo

del parlare a questa sentenza, copertamente la ridussono e rivolsono

contro al nostro comune, conchiudendo ch’e’ s’erano ravveduti, e a loro

veniano come a cari fratelli, per fermare e mantenere con gli animi

buoni, e magni e liberali, perpetua e liberale e buona pace, posta

giù ogni onta e dispetto, e ogni cruccio nel quale a stigazione altrui

fidandosi poco avvedutamente erano incorsi; e infine uditi volentieri,

presono co’ Sanesi di nuovo fermezza di pace. I Fiorentini molto si

rallegrarono della pace per sospicione che li tenea sospesi di rottura

per lo poco contentamento che l’uno comune e l’altro dimostrava in

parole di quella ch’era fatta, come fu detto di sopra; vero è che molto

punsono le villane e disoneste parole de’ Perugini, e molto furono

notate e scritte ne’ cuori de’ cittadini. Tutto poi che i Perugini

s’ingegnassono di scusare loro baldanzosa e poco consigliata diceria

e proposta, per la detta cagione poco appresso seguette, che avendo i

Perugini fatta ragunata di gente, per fama si sparse che tentavano in

Arezzo coll’appoggio degli amici di messer Gino da Castiglione. Onde

per questo sospetto, a dì 12 d’agosto, il comune di Firenze vi mandò

quattrocento cavalieri, e assai de’ suoi balestrieri: poi si trovò

che nel vero i Perugini intendeano altrove, ma pure per l’odio che

novellamente aveano in parole dimostrato, crebbe eziandio per questa

non vera novella.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 159 / 233 题