_Come i Perugini mandarono ambasciata a Siena, e abominando i
Fiorentini._
L’arbitrata sentenza data sopra la pace tra il comune di Perugia
e quello di Siena, tutto che fosse comune utile e buona, all’uno e
all’altro comune forte dispiacea, come addietro abbiamo narrato, e
ciascheduno con sua ambasciata che piacesse al nostro comune per suo
onore e grazia loro annullare; e ciò fare non volse, perchè quasi
niente derivava da’ ragionamenti fatti con gli ambasciadori de’ detti
comuni, se non ch’alquanto nel tempo e nel modo, onde la pace si
rimase con le strade bandite, ma con gli animi pregni e pieni d’odio
e di stizza, e vollonsi dirompere se l’impossibilità non gli avesse
tenuti, perocchè tanto aveano speso, che premendo loro borse niente
vi si potea trovare se non vento e rezzo. I Perugini pregni d’animo,
alterosi e superbi, senza avere di loro possa riguardo, per mostrare
sdegno d’animo contro a’ Fiorentini, crearono otto ambasciadori di
loro cittadini più nominati e più cari, e vestironli di scarlatto, e
accompagnaronli di giovanaglia vestiti d’assisa dimezzata di scarlatto
e di nero, e con molta pompa li mandarono a Siena, dove furono ricevuti
con festa rilevatamente all’usanza sanese, recandosi in grande gloria
questa mandata; e qui ritta in parlamento, cortesemente infamando il
comune di Firenze, nella proposta dissono; l’uomo nimico nel campo del
grano soprassemina la zizzania, cioè il loglio; e recando il processo
del parlare a questa sentenza, copertamente la ridussono e rivolsono
contro al nostro comune, conchiudendo ch’e’ s’erano ravveduti, e a loro
veniano come a cari fratelli, per fermare e mantenere con gli animi
buoni, e magni e liberali, perpetua e liberale e buona pace, posta
giù ogni onta e dispetto, e ogni cruccio nel quale a stigazione altrui
fidandosi poco avvedutamente erano incorsi; e infine uditi volentieri,
presono co’ Sanesi di nuovo fermezza di pace. I Fiorentini molto si
rallegrarono della pace per sospicione che li tenea sospesi di rottura
per lo poco contentamento che l’uno comune e l’altro dimostrava in
parole di quella ch’era fatta, come fu detto di sopra; vero è che molto
punsono le villane e disoneste parole de’ Perugini, e molto furono
notate e scritte ne’ cuori de’ cittadini. Tutto poi che i Perugini
s’ingegnassono di scusare loro baldanzosa e poco consigliata diceria
e proposta, per la detta cagione poco appresso seguette, che avendo i
Perugini fatta ragunata di gente, per fama si sparse che tentavano in
Arezzo coll’appoggio degli amici di messer Gino da Castiglione. Onde
per questo sospetto, a dì 12 d’agosto, il comune di Firenze vi mandò
quattrocento cavalieri, e assai de’ suoi balestrieri: poi si trovò
che nel vero i Perugini intendeano altrove, ma pure per l’odio che
novellamente aveano in parole dimostrato, crebbe eziandio per questa
non vera novella.