CAP. XXXVI.

_Come il capitano di Forlì s’arrendè al legato._

Avendo perduto il capitano di Forlì il caldo della compagnia, ed

essendo per la lunga guerra molto battuto, e vedendo che più non potea

sostenere, e che poco era in grazia e in amore de’ suoi cittadini

per la messa che fatta avea della compagnia in Forlì, essendo tra il

legato e lui per mezzani lungo trattato d’accordo, prese partito di

arrendersi liberamente alla discrezione e misericordia del legato,

con alcuna promessa d’essere bene trattato e del modo, che a dì 4 di

luglio 1359, il legato in persona, avendo prima messa la gente sua e

prese le fortezze, entrò in Forlì con grande festa e solennità e di

sua gente e de’ cittadini di Forlì. Nella quale entrata Albertaccio

da’ Ricasoli cittadino di Firenze, il quale al continovo era stato

al consiglio segreto del cardinale, e delle sue guerre in gran parte

conducitore e maestro, in sull’entrare del palagio fatto fu cavaliere.

E ciò fatto, il legato ordinato la guardia della città e lasciatovi

suo vicario se n’andò a Faenza, e ivi in piuvico parlamento, essendo

dinanzi da lui messer Francesco degli Ordelaffi per addietro capitano

di Forlì, riconobbe e confessò tutti i suoi falli ed errori che

commessi avea contro la Chiesa di Roma e suoi pastori, i quali letti

li furono nella faccia in presenza del popolo, domandando umilmente

perdono e misericordia dalla Chiesa di Roma. Il legato fatto ciò, e in

lungo e bello sermone gravando in parole l’ingiurie e la pertinacia

della resia, e le pene nelle quali era incorso il capitano, privollo

d’ogni dignità e onore, e per penitenza gl’impose, ch’elli vicitasse

certe chiese di Faenza in certa forma; e ciò fatto, il legato cavalcò

a Imola, ove venne il signore di Bologna sotto la cui confidanza il

capitano s’era arrenduto; e stati a parlamento insieme più giorni,

a dì 17 di luglio, il cardinale ricomunicò nella mensa messer

Francesco degli Ordelaffi, e nominatamente tutti i suoi aderenti

e quelli che l’aveano favoreggiato, e ristituillo nell’onore della

cavalleria, e perdonogli tutte l’offese per lui fatte alla Chiesa di

Roma, e annullò ogni processo per lui fatto di resia contro a lui, e

ridusselo nella grazia sua, e dichiarò che dieci anni fosse signore

di Forlimpopoli e di Castrocaro, potendo stare in ciascuno de’ detti

luoghi famigliarmente, e rimanendo le rocche in guardia d’amici comuni,

e liberamente li ristituì la moglie, e’ figliuoli, e tutti quelli

che tenea in prigione degli amici e seguaci del capitano; e così

ebbe fine la lunga e pertinace guerra e ribellione del capitano di

Forlì; e per la detta cagione la Romagna rimase in pace, e liberamente

all’ubbidienza della Chiesa di Roma.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 151 / 233 题