_Come il capitano di Forlì s’arrendè al legato._
Avendo perduto il capitano di Forlì il caldo della compagnia, ed
essendo per la lunga guerra molto battuto, e vedendo che più non potea
sostenere, e che poco era in grazia e in amore de’ suoi cittadini
per la messa che fatta avea della compagnia in Forlì, essendo tra il
legato e lui per mezzani lungo trattato d’accordo, prese partito di
arrendersi liberamente alla discrezione e misericordia del legato,
con alcuna promessa d’essere bene trattato e del modo, che a dì 4 di
luglio 1359, il legato in persona, avendo prima messa la gente sua e
prese le fortezze, entrò in Forlì con grande festa e solennità e di
sua gente e de’ cittadini di Forlì. Nella quale entrata Albertaccio
da’ Ricasoli cittadino di Firenze, il quale al continovo era stato
al consiglio segreto del cardinale, e delle sue guerre in gran parte
conducitore e maestro, in sull’entrare del palagio fatto fu cavaliere.
E ciò fatto, il legato ordinato la guardia della città e lasciatovi
suo vicario se n’andò a Faenza, e ivi in piuvico parlamento, essendo
dinanzi da lui messer Francesco degli Ordelaffi per addietro capitano
di Forlì, riconobbe e confessò tutti i suoi falli ed errori che
commessi avea contro la Chiesa di Roma e suoi pastori, i quali letti
li furono nella faccia in presenza del popolo, domandando umilmente
perdono e misericordia dalla Chiesa di Roma. Il legato fatto ciò, e in
lungo e bello sermone gravando in parole l’ingiurie e la pertinacia
della resia, e le pene nelle quali era incorso il capitano, privollo
d’ogni dignità e onore, e per penitenza gl’impose, ch’elli vicitasse
certe chiese di Faenza in certa forma; e ciò fatto, il legato cavalcò
a Imola, ove venne il signore di Bologna sotto la cui confidanza il
capitano s’era arrenduto; e stati a parlamento insieme più giorni,
a dì 17 di luglio, il cardinale ricomunicò nella mensa messer
Francesco degli Ordelaffi, e nominatamente tutti i suoi aderenti
e quelli che l’aveano favoreggiato, e ristituillo nell’onore della
cavalleria, e perdonogli tutte l’offese per lui fatte alla Chiesa di
Roma, e annullò ogni processo per lui fatto di resia contro a lui, e
ridusselo nella grazia sua, e dichiarò che dieci anni fosse signore
di Forlimpopoli e di Castrocaro, potendo stare in ciascuno de’ detti
luoghi famigliarmente, e rimanendo le rocche in guardia d’amici comuni,
e liberamente li ristituì la moglie, e’ figliuoli, e tutti quelli
che tenea in prigione degli amici e seguaci del capitano; e così
ebbe fine la lunga e pertinace guerra e ribellione del capitano di
Forlì; e per la detta cagione la Romagna rimase in pace, e liberamente
all’ubbidienza della Chiesa di Roma.