_Come la compagnia s’appressò a Firenze._
Mentre che questi ragionamenti si bargagnavano e menavano per lunga, la
forza del comune di Firenze continovo cresceva sì per gente di soldo
e sì per amistà, perocchè in questo venne del Regno mandato dal re
Luigi il conte di Nola della casa degli Orsini con trecento cavalieri;
e sentendo il conte di Lando sua venuta essendo a Bettona, con mille
barbute a loro cavalcò incontro, credendolisi avere a man salva; ma
ciò sentendo per sue spie il conte di Nola, il quale era molto loro
presso, come gente del re per lo capitano furono ricevuti in Spoleto:
la qual cosa a’ Perugini fu tanto grave, che al capitano predetto di
Spoleto, che era loro cittadino, cercarono di fargli tagliare la testa;
e per mandare ciò ad esecuzione, mandarono il loro conservadore che
cercasse di farlo; ma li Spoletani, che si contentavano d’avere fatto
servigio al re nella persona della gente sua, nol vollono patire, e
non lasciarono entrare il conservadore in Spoleto; per questa cagione
furono vicini a ribellarsi al comune di Perugia. Il conte di Lando
stando alla bada più dì di prendere questa gente, vedendo tornare in
fummo il suo proponimento, per non perdere più tempo si ritornò alla
sua compagnia, e il conte di Nola preso il suo tempo a salvamento se ne
venne a Firenze. Anche avvenne, che fu bella cosa, che dodici cavalieri
napoletani tra di Capovana e di Nido, facendo loro caporale un messer
Francesco Galeotto, sì per servire nostro comune, e sì per fare prova
di loro persone sentendo che con la compagnia si deliberava di prendere
battaglia, con altrettanti scudieri a loro compagnia in numero in
tutto di cinquanta barbute, nobilmente montati, e con ricche e reali
transegne e armadure, alle loro spese vennono a Firenze, e tornarono
in casa de’ cittadini, veduti lietamente e onorati da tutti, standosi
dimesticamente co’ cittadini per la terra in pace e in sollazzo,
aspettando che si facesse battaglia, e stettono tanto che si partì la
compagnia: il comune veggendo la cortesia e l’amore ch’aveano mostrato,
gli onorò di doni cavallereschi, cera e confetti. La compagnia essendo
stata oltre al tempo promesso in sul contado di Perugia, e loro fatto
gran danno e disagio, si dirizzarono a Todi, dove stettono sei dì,
danneggiando e vivendo di preda, e’ Todini ricomperarono il guasto
quelli danari che poterono fare; onde per patto di loro terreno si
partì la compagnia, e a dì 25 di giugno fu a Bonconvento e al Bagno a
Vignoni, ricevuta con apparecchio di vittuaglia da’ Sanesi, e a guida
di loro cittadini.