CAP. XXVII.

_Come la compagnia s’appressò a Firenze._

Mentre che questi ragionamenti si bargagnavano e menavano per lunga, la

forza del comune di Firenze continovo cresceva sì per gente di soldo

e sì per amistà, perocchè in questo venne del Regno mandato dal re

Luigi il conte di Nola della casa degli Orsini con trecento cavalieri;

e sentendo il conte di Lando sua venuta essendo a Bettona, con mille

barbute a loro cavalcò incontro, credendolisi avere a man salva; ma

ciò sentendo per sue spie il conte di Nola, il quale era molto loro

presso, come gente del re per lo capitano furono ricevuti in Spoleto:

la qual cosa a’ Perugini fu tanto grave, che al capitano predetto di

Spoleto, che era loro cittadino, cercarono di fargli tagliare la testa;

e per mandare ciò ad esecuzione, mandarono il loro conservadore che

cercasse di farlo; ma li Spoletani, che si contentavano d’avere fatto

servigio al re nella persona della gente sua, nol vollono patire, e

non lasciarono entrare il conservadore in Spoleto; per questa cagione

furono vicini a ribellarsi al comune di Perugia. Il conte di Lando

stando alla bada più dì di prendere questa gente, vedendo tornare in

fummo il suo proponimento, per non perdere più tempo si ritornò alla

sua compagnia, e il conte di Nola preso il suo tempo a salvamento se ne

venne a Firenze. Anche avvenne, che fu bella cosa, che dodici cavalieri

napoletani tra di Capovana e di Nido, facendo loro caporale un messer

Francesco Galeotto, sì per servire nostro comune, e sì per fare prova

di loro persone sentendo che con la compagnia si deliberava di prendere

battaglia, con altrettanti scudieri a loro compagnia in numero in

tutto di cinquanta barbute, nobilmente montati, e con ricche e reali

transegne e armadure, alle loro spese vennono a Firenze, e tornarono

in casa de’ cittadini, veduti lietamente e onorati da tutti, standosi

dimesticamente co’ cittadini per la terra in pace e in sollazzo,

aspettando che si facesse battaglia, e stettono tanto che si partì la

compagnia: il comune veggendo la cortesia e l’amore ch’aveano mostrato,

gli onorò di doni cavallereschi, cera e confetti. La compagnia essendo

stata oltre al tempo promesso in sul contado di Perugia, e loro fatto

gran danno e disagio, si dirizzarono a Todi, dove stettono sei dì,

danneggiando e vivendo di preda, e’ Todini ricomperarono il guasto

quelli danari che poterono fare; onde per patto di loro terreno si

partì la compagnia, e a dì 25 di giugno fu a Bonconvento e al Bagno a

Vignoni, ricevuta con apparecchio di vittuaglia da’ Sanesi, e a guida

di loro cittadini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 142 / 233 题