_Di una battaglia tra due baroni del re di Rascia._
Il re di Rascia il quale era sotto il tributo del re d’Ungheria
cessava di fare l’omaggio, e ribellavasi al re; il perchè venuto
in indegnazione della corona, e avendo il re d’Ungheria contro a
lui conceputo e proposto nell’animo suo di farlo conoscente, duro
e malagevole li parea di passare la Danoia, per mantenere la gente
nel reame di Rascia, non avendo nel paese terra alcuna che li desse
ricetto. E stando in questi pensieri, come suole apparecchiare la
fortuna talora i non pensati acconci e’ rimedi, due baroni del reame di
Rascia per loro gare e male venture riottavano insieme; il re s’era più
volte travagliato di recarli a concordia, e nella fine in questi giorni
avuto l’uno e l’altro, e cercando di porli in pace, e non li potendo
recare, crucciato, come poco discreto, disse: Andate nella mal’ora, e
l’uno faccia all’altro il peggio che può; la parola detta sopr’ira fu
ricevuta per espressa licenza; onde partendosi amendue pieni d’odio e
di mal volere infiammati, quello di loro con alquanto meno podere avea
le sue terre in sulla riviera della Danoia, l’altro ch’era di maggiore
possanza accolta gente d’arme lo cavalcò, ardendo e guastando il suo
paese, e infine al suo abboccamento lo sconfisse; nè a ciò contento,
cercava sollicitamente di distruggerlo e trarlo a fine, e per ciò
fare lo cavalcava spesso, facendo ogni male. Vedendo il detto barone
ch’e’ non potea resistere, e nel suo re non avea speranza che levasse
dall’impresa l’avversario suo, lasciò il meglio che potè le sue terre
fornite a difesa, e segretamente valicò la Danoia, e ridussesi a uno
de’ baroni d’Ungheria che l’aiutasse, promettendoli di farsi cristiano;
il barone del re d’Ungheria li diè quella quantità d’Ungheri che li
chiese, e ’l barone a parte a parte occultamente li mise nelle sue
terre, e fece mettere la fama di volere fare di sua gente tutto suo
sforzo per vendicare sua onta e dannaggio. Il suo nemico che poco il
pregiava, per la vittoria avuta di lui era molto montato in baldanza,
venne da capo con tutto suo sforzo in sulle terre del detto barone,
e non avendo l’avviso degli Ungheri ch’erano venuti in aiuto de’ suoi
nemici, e mescolato tra loro, con animosa battaglia durissima, per la
virtù degli Ungheri fu sconfitto, e rimase morto in sul campo. E bene
cadde nella sentenza dell’antico proverbio che dice, chi è povero di
spie è ricco di vituperio, e fece fede che non si vuole avere tanto a
vile il nemico che non creda che offendere lo possa. Di questa tenzone
non curata ne’ principii, come si dovea, e lasciata passare in malattia
da non rimediare, nacque, che avuto il passo da questo barone il re
d’Ungheria con grande esercito passò la Danoia, come a suo luogo e
tempo diviseremo.