_Come il comune di Firenze si provvide contro alla compagnia._
Bene che ’l nostro comune di Firenze sollicitamente e con molta
provvedenza infra ’l tempo che la compagnia badava in Romagna
aspettando il tributo dal cardinale si fosse messo in assetto e alla
difesa, a all’offesa de’ suoi nemici, sentendo che ’l sabato santo a dì
20 d’aprile la pecunia promessa alla compagnia era pagata, raddoppiò la
sollecitudine, facendo gente quanta ne trovava assoldare, e affrettando
l’aiuto dell’amistadi, e rifermò per capitano di guerra messer Pandolfo
de’ Malatesti, e a dì 29 d’aprile 1359 fece la mostra della gente
sua, la quale fu da duemila barbute, e da cinquecento Ungheri, e da
duemilacinquecento balestrieri eletti tra gli altri e armati tutti a
corazzine; e avendo in punto questa brigata, messer Bernabò signore di
Milano, il quale da questa Compagnia più volte era stato oltraggiato e
l’avea in odio, offerse aiuto di mille barbute e di mille masnadieri
al nostro comune, e il comune l’accettò perocchè in quel tempo vivea
in fede e in buona pace col detto signore; fatto l’accetto, il detto
signore senza niuno intervallo di tempo ne cominciò a fare soldare in
Toscana. E mentre si facea queste cose, messer Francesco da Carrara
signore di Padova mandò in aiuto a’ Fiorentini dugento cavalieri, e
i marchesi da Este signori di Ferrara mandarono trecento cavalieri; e
fu cosa mirabile, che i tiranni che per natura sogliono essere nemici
e oppressatori de’ popoli che vogliono vivere in libertà, il perchè
le ragioni sono manifeste, si mettessono ad atare il nostro comune
fedelmente, che sopra tutti gli altri d’Italia sempre s’è opposto
a’ tiranni e disfattine molti, e i popoli di Toscana che sono vivuti
lungamente a libertà cercassono il contrario quasi di assenso comune,
bene che non apertamente, come appresso diremo. E cominciandoci a’
più antichi e intimi amici del nostro comune, e che mai da lui non
furono offesi, ma sempre atati e difesi e esaltati ne’ loro onori,
cioè da’ Perugini, contro al volere del comune di Firenze, e per suo
abbassamento e desolazione, secondo loro credenza e speranza, presono
accordo colla compagnia per cinque anni, dando loro di censo ogni anno
fiorini quattromila d’oro, e a tutta l’oste in dono tre dì vittuaglia,
e da indi innanzi derrata per danaio, e il passo libero per lo loro
contado e distretto a ogni tempo ch’e’ volessono passare, promettendo
che non darebbono contro a loro aiuto a’ Fiorentini; la quale
coralmente punse il nostro comune, e molto l’ebbe a grave. Vedendo
i Sanesi e’ Pisani ch’e’ Perugini, che sempre erano stati un animo e
un corpo co’ Fiorentini, aveano preso l’accordo nella forma ch’avemo
detto di sopra, feciono il simigliante, e più i Pisani, come antichi e
perfidi nemici del nostro comune, foraggio, e passo, e segreta promessa
di dare loro aiuto della gente dell’arme loro; la qual cosa sagacemente
feciono poi, come leggendo nostra opera al suo tempo si potrà trovare.