_Come il re di Spagna e quello d’Araona s’affrontarono e non
combatterono._
Seguendo le discordie e tribolazioni de’ cristiani, che a giornate
per li loro peccati rovesciano i due re, quello d’Araona e quello
di Spagna intra gli altri di nome cristiano, e grandi e famosi,
s’erano ingaggiati di battaglia, e all’entrata del mese d’aprile 1359
ciascheduno di loro provveduto e avveduto, fatto tutto suo sforzo per
essere alla battaglia, comparirono alla fine de’ loro reami assai di
presso ciascheduno; quello di Spagna, che si noma quello di Castella,
venne con settemila cavalieri tra di sua raunata e di gente barbara,
i quali si chiamavano Mori, e con popolo assai; quello d’Araona venne
con cinquemila cavalieri catalani e con grande quantità di popolo
a piè, armati di lance e di dardi maneschi, i quali sono da loro
chiamati mugaveri, e l’una e l’altra gente con le persone de’ loro re
s’avvicinarono insieme per ordinarsi a battaglia: e non pertanto che
il re d’Araona fosse con meno cavalieri che quello di Castella, molta
sicurtà e baldanza prendea nella fede de’ suoi baroni, ma più in Dio,
perchè avea seco giusta cagione, e ciò li dava speranza di vincere;
ma quello di Spagna, tutto che si sentisse la forza maggiore, non si
fidava della fortuna della battaglia, per la coscienza di sua vita
scellerata e crudele, perocchè tornandoli a memoria che l’anno dinanzi
avea di sua mano morti venticinque de’ suoi baroni, come addietro
contammo, invilì, temendo ch’e’ baroni che gli erano rimasi non li
tenessero fede, e stornava con modi sagaci la zuffa; il perchè seguì,
che stati più giorni affrontati senza muovere assalto, o aizzare l’uno
l’altro, quasi come se avessono fatta convegna, si partirono del campo,
e tornaronsi indietro ciascuno alla sua frontiera. Di ciò fu lodato
il re d’Araona, che tutto che conoscesse che per la discordia de’
suoi nemici la vittoria fosse nelle sue mani, non volle mettere tanti
cristiani a farli uccidere insieme.