_Del male stato di Puglia per ladroni._
Come detto avemo nel capitolo di sopra, il re Luigi promise di passare
alla difesa e acquisto della Cicilia, e non era sufficiente, come
appresso diremo, a purgare e a difendere suo reame delle continove
ingiurie e ruberie de’ ladroni che correvano il Regno con disordinata
baldanza. E ciò addivenne, perchè in questi dì i baroni non erano
in pace e in concordia col re, e massimamente i reali, e il re aveva
piccola entrata, e però tenea poca gente d’arme a gastigare col ferro
e col capestro il gran numero de’ ladroni sparti quasi per tutto
il reame, e caldeggiati da’ detti reali e baroni per odio del re. E
pertanto in più parti del Regno si cominciarono a fare raunanze di
gente malandrina disposta a rubare, e feceano loro capitano, e rompeano
le strade, e correano per lo paese ora in una ora in un’altra parte,
forte conturbando i forestieri e’ paesani con rapine, e violenze, e
omicidii, fra i quali uno friere dello Spedale per trattato rubellò
Alfi, e fecelo spilonca e ricetto di questi ladroni: e altri ladroni
in Nieboli feciono il simigliante: e alcuna altra brigata di questa
pessima gente ferono capo in Valle beneventana, e altri di loro ginea
altrove in diverse contrade, tenendo i paesi affannati, perchè andare
non si potea sicuro in niuna parte del Regno, se non con sicurtà de’
baroni del paese, i quali nel vero a loro davano ricetto per essere
temuti da’ paesani. Di tanti mali giustizia fare non si potea; ma i
ladroni mancando la preda, e crescendo l’ira de’ paesani, e la paura
de’ loro malificii, partendosi molti da compagnia, i caporali rimaneano
con minore seguito, e meno poteano fare nocimento.