CAP. XII.

_Del male stato di Puglia per ladroni._

Come detto avemo nel capitolo di sopra, il re Luigi promise di passare

alla difesa e acquisto della Cicilia, e non era sufficiente, come

appresso diremo, a purgare e a difendere suo reame delle continove

ingiurie e ruberie de’ ladroni che correvano il Regno con disordinata

baldanza. E ciò addivenne, perchè in questi dì i baroni non erano

in pace e in concordia col re, e massimamente i reali, e il re aveva

piccola entrata, e però tenea poca gente d’arme a gastigare col ferro

e col capestro il gran numero de’ ladroni sparti quasi per tutto

il reame, e caldeggiati da’ detti reali e baroni per odio del re. E

pertanto in più parti del Regno si cominciarono a fare raunanze di

gente malandrina disposta a rubare, e feceano loro capitano, e rompeano

le strade, e correano per lo paese ora in una ora in un’altra parte,

forte conturbando i forestieri e’ paesani con rapine, e violenze, e

omicidii, fra i quali uno friere dello Spedale per trattato rubellò

Alfi, e fecelo spilonca e ricetto di questi ladroni: e altri ladroni

in Nieboli feciono il simigliante: e alcuna altra brigata di questa

pessima gente ferono capo in Valle beneventana, e altri di loro ginea

altrove in diverse contrade, tenendo i paesi affannati, perchè andare

non si potea sicuro in niuna parte del Regno, se non con sicurtà de’

baroni del paese, i quali nel vero a loro davano ricetto per essere

temuti da’ paesani. Di tanti mali giustizia fare non si potea; ma i

ladroni mancando la preda, e crescendo l’ira de’ paesani, e la paura

de’ loro malificii, partendosi molti da compagnia, i caporali rimaneano

con minore seguito, e meno poteano fare nocimento.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 127 / 233 题