CAP. XIII.

_Della morte di messer Bernardino da Polenta signore di Ravenna._

Essendo stato lungo tempo malato messer Bernardino da Polenta tiranno

e signore di Ravenna e di Cervia, a dì 13 di marzo 1358 lasciò

insieme la signoria e la vita. Costui fu dissoluto e mondano, e di

sfrenata lussuria; crudele e aspro signore, e nimico di tutti coloro

che montassono in virtù e in ricchezza, e tutti gli antichi legnaggi

dell’antica città e nobile di Ravenna spense e distrusse, non meno

per cupidigia d’usurpare i loro beni, che per tema che per alcuno

tempo non li fossono avversi; il perchè in Ravenna al suo tempo altro

che artefici minuti e villani non si vedeano. Costui talora come

censuario rispondea alla Chiesa di Roma, mostrandosi divoto e amico,

ma copertamente l’era contrario, favoreggiando i rubelli della Chiesa

in Romagna e nella Marca. E avendo ne’ dì suoi la fortuna benigna,

di masserizia, di grano, e di bestiame, e di sale, e delle colte de’

cittadini e de’ contadini disordinatamente gravati fè grande tesoro; e

quanto ch’all’anima poco fruttasse, pure nell’estremo fè testamento,

nel quale istituì sua reda messer Guido suo figliuolo, e sì della

signoria come dell’avere; il quale, morto il padre, con la forza degli

amici e della gente dell’arme al popolo si fè confermare per quella

poca di giurisdizione che la Chiesa dice d’avere in Ravenna, e con

provvedere al legato anche fortificò la detta confermazione. Costui

mosso da benignità d’animo, e da buono e savio consiglio, tutti gli

antichi e buoni cittadini che dispersi per lo mondo aveano fuggita

la crudeltà e l’ira del padre richiamò e ridusse in Ravenna, e cacciò

via tutti i malvagi e iniqui sergenti del padre; che fu cosa notabile

assai, e atto non di tiranno, ma di giusto signore naturale.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 128 / 233 题