CAP. VII.

_Il male seguì per l’accordo fatto dal legato con la compagnia._

Sentendo il comune di Firenze per la relazione de’ suoi ambasciadori

che il legato avea fermo per sè l’accordo con la compagnia, e

abbandonato nell’impresa grande e pericolosa il nostro comune, forte

si dolse, recandosi dinanzi dagli occhi gli onori fatti a’ prelati

ch’erano passati di qua, e massimamente a costui, e i danari ch’avea

speso per difendere la Chiesa di Roma in aggrandire suo stato in

Italia, nel cui servigio avea per più anni quasi del continovo tenuti

da quattrocento in cinquecento cavalieri, e da settecento in ottocento

balestrieri, senza il grande aiuto de’ suoi singulari cittadini, e

distrettuali, e contadini, i quali in meno di sei settimane di perdono,

come s’elli combattessono con gl’infedeli, e in commessa del papa avea

tratti altrui di borsa fiorini centomila. E quanto che questi servigi

perduti conturbassono assai il nostro comune, quello che non si potea

smaltire era, che ’l comune avea offerta tutta sua possa al legato

a disfare la compagnia e cacciarla de’ terreni della Chiesa, ed egli

l’avea accettata, e battendo la compagnia sotto questa profferta, avea

fatto mercato, e venduto loro la parte del nostro comune. Aggiugnesi

a questa novella non buona, ch’e’ Pisani, e’ Sanesi e’ Perugini per

loro segreti ambasciadori cercavano accordo con la compagnia, e per

ciò sturbare tenea il comune suoi cittadini a confortare i detti comuni

all’unità e alla difesa, mostrando che la resistenza era la salute de’

comuni di Toscana che voleano vivere in libertà e in pace; perocchè

levata la speranza del riscatto, quella gente perversa, che solo per

ingordigia di ciò si ragunava a mal fare, non sarebbono sì pronti a

farsi cassare per fare compagnia; le risposte erano fratellevoli e

buone, e gli effetti in occulto del tutto contrari, come si manifestò

per lo fine.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 122 / 233 题