_Il male seguì per l’accordo fatto dal legato con la compagnia._
Sentendo il comune di Firenze per la relazione de’ suoi ambasciadori
che il legato avea fermo per sè l’accordo con la compagnia, e
abbandonato nell’impresa grande e pericolosa il nostro comune, forte
si dolse, recandosi dinanzi dagli occhi gli onori fatti a’ prelati
ch’erano passati di qua, e massimamente a costui, e i danari ch’avea
speso per difendere la Chiesa di Roma in aggrandire suo stato in
Italia, nel cui servigio avea per più anni quasi del continovo tenuti
da quattrocento in cinquecento cavalieri, e da settecento in ottocento
balestrieri, senza il grande aiuto de’ suoi singulari cittadini, e
distrettuali, e contadini, i quali in meno di sei settimane di perdono,
come s’elli combattessono con gl’infedeli, e in commessa del papa avea
tratti altrui di borsa fiorini centomila. E quanto che questi servigi
perduti conturbassono assai il nostro comune, quello che non si potea
smaltire era, che ’l comune avea offerta tutta sua possa al legato
a disfare la compagnia e cacciarla de’ terreni della Chiesa, ed egli
l’avea accettata, e battendo la compagnia sotto questa profferta, avea
fatto mercato, e venduto loro la parte del nostro comune. Aggiugnesi
a questa novella non buona, ch’e’ Pisani, e’ Sanesi e’ Perugini per
loro segreti ambasciadori cercavano accordo con la compagnia, e per
ciò sturbare tenea il comune suoi cittadini a confortare i detti comuni
all’unità e alla difesa, mostrando che la resistenza era la salute de’
comuni di Toscana che voleano vivere in libertà e in pace; perocchè
levata la speranza del riscatto, quella gente perversa, che solo per
ingordigia di ciò si ragunava a mal fare, non sarebbono sì pronti a
farsi cassare per fare compagnia; le risposte erano fratellevoli e
buone, e gli effetti in occulto del tutto contrari, come si manifestò
per lo fine.