CAP. V.

_Di novità state tra’ signori di Cortona._

La signoria di Cortona, la quale lungo tempo è durata nella famiglia

di quelli da Casale, per successione era venuta in due fratelli

carnali, de’ quali l’uno avea nome Bartolommeo, e per senno e per età

era il maggiore, in lui cantava il titolo della signoria, tutto che

le rendite rispondessono egualmente a lui e al fratello che avea nome

Iacopo, il quale avea per moglie la figliuola di messer Francesco

Castracani di Lucca; la quale essendo di questa vita passata, Iacopo,

come uomo di vita dileggiata e disonesta, si tolse per moglie una

femmina mondana, la quale s’avea tenuta due anni innanzi la morte

della donna sua fuori de’ loro casamenti, e ciò fatto procedette più

oltre, e volea la femmina vituperosamente ne’ palagi abitare con la

donna di Bartolommeo, ch’era di gentile legnaggio, e d’animo grande e

di vita onesta e signorile, la quale in niuno modo il volle patire;

onde intra’ fratelli nacque riotta, e della riotta col favore e

consiglio de’ loro amici fu concordia, nella quale di comune assento

dierono in guardia la rocca a uno che tutto era famiglio di Iacopo, e

a Bartolommeo era confidente amico, con patto che per loro la dovesse

tenere comunemente, e guardarla, e non darla all’uno senza l’altro.

Segue, che a dì 8 di febbraio 1358, che vedendosi Iacopo per difetto

di gotte impotente della persona, e per tanto dal fratello trattato

non bene, e poco avutolo a capitale, tolse il figliuolo piccolo di

Bartolommeo, e lui menò alla rocca con due suoi figliuoli e trenta

cittadini di suo intendimento colla signoria. Giunto alla porta, con

ingannevoli e composte industrie condusse il castellano a farlo aprire,

ed entrò dentro colla brigata, e pinse fuori il castellano, e come

fece follemente l’impresa, così con poca provvedenza male la condusse,

non avendo di fuori ordinato donde li venisse il soccorso. Sentendo il

signore quello che ’l fratello avea fatto, come savio e coraggioso,

col favore de’ suoi cittadini subito fece prendere il torrione che

dava entrata alla rocca, e di fuori a campo si mise, fortificando di

fossi e palancati il luogo che non poteano essere forzati; onde Iacopo,

che s’era rinchiuso in prigione, mancandoli per la mala provvedenza

la roba da vivere, all’uscita di febbraio cercò patti col fratello,

il quale glie le fece volentieri, per levarsi da dosso i sospetti di

fuori e dai pericoli che in simili casi possono occorrere; li patti

furono, ch’e’ potesse abitare ne’ palagi che allora erano comuni, e

avere certe provvisioni, e che i suoi seguaci e compagni fossono salvi

delle persone, e in grazia di Bartolommeo; e in effetto gli fu ogni

cosa promesso, ed egli rendè la rocca, e fu messo ne’ palagi, ma bene

guardato, e tutta sua famiglia li fu levata; ma poi appresso a due dì,

quelli che con lui erano entrati nel cassero furono morti dal figliuolo

del signore, onde gli altri per lo migliore si cessarono; sicchè

Bartolommeo si rimase libero del tutto signore. Iacopo vedendosi mal

trattare, furtivamente si partì e andossene a Siena, dove non avendo

dal fratello alcuna provvisione, traeva sua vita assai miseramente.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 120 / 233 题