_Di novità state tra’ signori di Cortona._
La signoria di Cortona, la quale lungo tempo è durata nella famiglia
di quelli da Casale, per successione era venuta in due fratelli
carnali, de’ quali l’uno avea nome Bartolommeo, e per senno e per età
era il maggiore, in lui cantava il titolo della signoria, tutto che
le rendite rispondessono egualmente a lui e al fratello che avea nome
Iacopo, il quale avea per moglie la figliuola di messer Francesco
Castracani di Lucca; la quale essendo di questa vita passata, Iacopo,
come uomo di vita dileggiata e disonesta, si tolse per moglie una
femmina mondana, la quale s’avea tenuta due anni innanzi la morte
della donna sua fuori de’ loro casamenti, e ciò fatto procedette più
oltre, e volea la femmina vituperosamente ne’ palagi abitare con la
donna di Bartolommeo, ch’era di gentile legnaggio, e d’animo grande e
di vita onesta e signorile, la quale in niuno modo il volle patire;
onde intra’ fratelli nacque riotta, e della riotta col favore e
consiglio de’ loro amici fu concordia, nella quale di comune assento
dierono in guardia la rocca a uno che tutto era famiglio di Iacopo, e
a Bartolommeo era confidente amico, con patto che per loro la dovesse
tenere comunemente, e guardarla, e non darla all’uno senza l’altro.
Segue, che a dì 8 di febbraio 1358, che vedendosi Iacopo per difetto
di gotte impotente della persona, e per tanto dal fratello trattato
non bene, e poco avutolo a capitale, tolse il figliuolo piccolo di
Bartolommeo, e lui menò alla rocca con due suoi figliuoli e trenta
cittadini di suo intendimento colla signoria. Giunto alla porta, con
ingannevoli e composte industrie condusse il castellano a farlo aprire,
ed entrò dentro colla brigata, e pinse fuori il castellano, e come
fece follemente l’impresa, così con poca provvedenza male la condusse,
non avendo di fuori ordinato donde li venisse il soccorso. Sentendo il
signore quello che ’l fratello avea fatto, come savio e coraggioso,
col favore de’ suoi cittadini subito fece prendere il torrione che
dava entrata alla rocca, e di fuori a campo si mise, fortificando di
fossi e palancati il luogo che non poteano essere forzati; onde Iacopo,
che s’era rinchiuso in prigione, mancandoli per la mala provvedenza
la roba da vivere, all’uscita di febbraio cercò patti col fratello,
il quale glie le fece volentieri, per levarsi da dosso i sospetti di
fuori e dai pericoli che in simili casi possono occorrere; li patti
furono, ch’e’ potesse abitare ne’ palagi che allora erano comuni, e
avere certe provvisioni, e che i suoi seguaci e compagni fossono salvi
delle persone, e in grazia di Bartolommeo; e in effetto gli fu ogni
cosa promesso, ed egli rendè la rocca, e fu messo ne’ palagi, ma bene
guardato, e tutta sua famiglia li fu levata; ma poi appresso a due dì,
quelli che con lui erano entrati nel cassero furono morti dal figliuolo
del signore, onde gli altri per lo migliore si cessarono; sicchè
Bartolommeo si rimase libero del tutto signore. Iacopo vedendosi mal
trattare, furtivamente si partì e andossene a Siena, dove non avendo
dal fratello alcuna provvisione, traeva sua vita assai miseramente.