CAP. IV.

_Come procedette la compagnia in Romagna._

Poichè preso ebbe la compagnia per alquanti giorni rinfrescamento in

Forlì, per non consumare il gentile uomo, che era a stretti bisogni, e

loro dava ricetto, non ostante il tempo fosse per le nevi e freddure a

gente d’arme malagevole, si partì, e misesi sulla marina sopra Pesero

e Fano, stendendosi fino alle coste di Montefeltro; e loro convenia

così fare, perchè la gente era molta, e per lo disagio delle nevi

non poteano stare insieme, e sufficiente vittuaglia per loro e per

la brigata loro non poteano avere, e per lo piccolo luogo non poteano

trovare bene loro agio ancora da quelli di Montefeltro pagando derrata

per danaio, e il freddo pugnente e nevi sopra nevi loro facea portare

grande penitenza de’ loro misfatti. Molti uomini d’arme, mai più

de’ saccardi, per lo brusco tempo, e per lo disagio e mala vita, non

provveduti si morirono; e grande parte de’ loro cavalli si guastarono

per difetto di strame, e per lo mangiare del grano, ch’altra biada non

aveano che dare loro; e perchè a loro li convenia tenere al sereno, e

al ghiaccio e alla neve senza coverta; ben s’atavano quanto poteano con

gran fuochi d’ogni legname, sicchè si poteano dire mezzi sconfitti dal

tempo. Questo loro pessimo stato li fece fallire, che non ostante che

da Montefeltro fossono di vittuaglia per li loro danari sovvenuti, per

inganno entrarono in Montedifabri, ove alquanto di roba trovarono che

un poco rendè li spiriti loro, ma non potendo più nel luogo durare, si

traslatarono intra Iesi e Sinigaglia, e in quel luogo ebbono trattato

d’acconciarsi al soldo col duca d’Osteric, che, come addietro dicemmo,

era stato titolato dall’imperadore re de’ Lombardi, ma non ebbe luogo,

perchè domandavano soldo impossibile alla borsa del duca. Ma per dare

a intendere se fu la verità se ’l verno fu freddissimo e aspro, in

Bologna tanto alzò la neve, che comunemente giunse all’altezza di

braccia dieci, onde per ricordanza in piazza si fece una grande volta

sotto la neve, nella quale si fece convito e festa per certi giovani

ricchi, per ricordanza della grande neve. Passando di luogo in luogo la

detta compagnia con angoscia e con fatica, in su l’uscita di febbraio,

tirando verso Fabriano, s’arrestò alla Roccacontratta, facendo

secondo il loro uso, ma non trovando quivi vittuaglia che a loro fosse

bastevole, eziandio per piccolo tempo, presono il passo della terra a

Santagnolo, il quale avvisatamente fu loro conceduto, perchè avessono

cagione di più tosto uscire del paese. E stando la compagnia in queste

travaglie, il cardinale di Spagna legato del papa senza assento del

nostro comune, continovo con la detta compagnia cercava convegna, e

’l nostro comune si provvedea e ordinava alla difesa, poco curando

minacce, e con balestrieri e fanti intendeano alla guardia de’ passi,

guardando i valichi e i luoghi che di Romagna poteano dar loro via a

venire sul nostro terreno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 119 / 233 题