CAP. II.

_Come la compagnia si partì da Sogliano e ricevettene danno._

Tornando a’ processi della compagnia e a’ suoi andamenti, avendo vinto

per battaglia il castello di Sogliano, e alquante altre castellette

della montagna, come addietro dicemmo, essendosi in quello alloggiati,

per vernare o per sentore di nuova civanza, o perchè loro paresse

stare oziosi non facendo qualche male, o per rigoglio, com’erano

usati, tutta la roba che per lo paese poterono raccogliere raunarono,

e arsono l’altre castella delle quali dubitavano che non offendessono

Sogliano; e volendo mostrare una singulare confidanza de’ terrazzani

di Sogliano, loro raccomandarono tutta la detta roba, e più di cento

di loro compagni ch’erano malati, e de’ buoni e valenti che fossono

nella brigata, facendo buone e larghe promesse a quelli di Sogliano,

come se fare volessono quello luogo loro camera o ridotto, e fare

certo chi dentro vi fosse; e ciò fatto presono viaggio, e si passarono

sopra Rimini assai presso alla terra, e’ paesani d’intorno, ch’erano

dalla compagnia stati rubati, e arsi e distrutti, e i loro congiunti

e amici o morti o guasti delle persone, e però, come sentirono che la

compagnia s’era allungata, prestamente e per forza si ritornarono in

Sogliano tutti, e quanti vi trovarono di quelli della compagnia, sì

de’ malati come di quelli che li servivano, senza niuna misericordia

gli tagliarono e uccisono, e ciò che trovarono nel castello rubarono

e portarono via, lasciando in abbandono le mura; e questo occorse del

mese di gennaio del detto anno. La compagnia essendo stata alquanti

giorni sopra Forlì in molti disagi, sì per le nevi ch’erano grandi, e

sì perchè trovarono nel paese poca roba a tanta brigata, si partirono

di quindi, e appressaronsi a Forlì, e in Forlì dal popolo per

comandamento del capitano ebbono ricetto, e rinfrescamento di pane e di

quello, che dentro v’era riposto. Questo facea il capitano, perchè ogni

altra speranza di difesa dal legato, fuori che di questa compagnia,

del tutto gli era mancata; di che più curando di suo stato, che sè

o ch’e’ suoi sottoposti e servidori, con loro mescolò molte fiate la

scellerata compagnia, con danno e con vergogna e disagio grande de’

suoi cittadini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 117 / 233 题