_Il Prologo._
Volendo seguire il costume dello scrivere per noi cominciato, dovemo
alcuno prologo fare al nono libro di nostra opera; e perchè di cose
occorse in questi tempi niente degno di notabile fama ci si apparecchia
d’onde torre principio atto a proemio, ci trarremo alquanto addietro a
materia che assai maravigliosa ci pare: e per meglio dare a intendere
quello che ci va per la mente, mescoleremo delle strane vecchie con le
nuove. Trovasi nell’antiche ricordanze, e massimamente nelle romane,
che per cupidigia di temporale signoria, sott’ombra d’acquisto d’onore
mondano e di fama, i re, li principi, li tiranni, e, che meno pare
credibile, i popoli liberi, sotto il governo de’ consoli, senatori, e
tribuni, e altri rettori al tempo delli falsi iddei e mendaci, senza
niuna giusta cagione, con grandi apparecchiamenti di legioni armate
assalivano li reami, le provincie, e le cittadi che si voleano posare e
vivere in libertà sotto loro leggi e costumi, prendendo e distruggendo
con ferro e con fuoco chi loro s’opponea, e per forza recavano tutti
in servaggio. Ancora si trova che molte salvatiche e barbare nazioni,
o per essere di soperchio ne’ luoghi di loro origine multiplicati, o
per fuggire i loro luoghi poveri e bretti paesi, o per essere di quelli
violentemente cacciati (come occorse al buono Enea Troiano, e a molti
altri nobili e potenti signori) con loro donne e famiglie passarono in
paesi forestieri, per acquistare sito dove si potessono alloggiare; e
per ciò potere conseguire, cose grandi e pericolose in fatti d’arme,
alte e rilevate feciono, come ne manifestano l’antiche scritture, e
massimamente quelle de’ Gotti e de’ Longobardi. Queste cose inique e
scellerate, tuttochè n’avessono alquante scusa di presa di necessità,
la quale a niuna legge pare sottoposta, hanno alquanto di colorata
giustizia; nondimeno da’ savi gentili assai è biasimata e ripresa: e
certo a noi cristiani pare, che la giustizia di Dio debitamente per
l’abominevole peccato della idolatria..... Ma chi difenderà il tempo
della grazia? cioè il tempo cristiano; sozzamente maculato dalle
orribili persecuzioni da’ micidii di.... predatori, e distruggitori,
che già anni quarantasei, o in quel torno, sotto piacevoli nomi di
compagnie in diverse parti della cristianità, sotto loro capitani e
conducitori raunati, hanno tribolato e afflitto, ed usurpato e guasto
i reami, le provincie, città e ville, rubando, ardendo, e uccidendo
senza niuna misericordia ogni maniera di gente. Chi crederà che tanti
signori nobili e gentili uomini, tanta buona gente d’arme si sia
accozzata co’ ribaldi, e ladroni, e vile gente, pronta e disposta
allo spargimento del sangue umano, e a fare ogni male che pensare
si possa per scellerata persona? Certo egli è cosa inenarrabile,
e incredibile a pensare, che questa malvagia gente rinnovandosi di
tempo in tempo sotto nuovo governo, e sotto diversi e varii titoli di
compagnie, senza trovare contrasto o resistenza abbia corsi i paesi
cristiani, e fatto ricomperare i signori e’ comuni, avendo ognuno per
di grato a nemico, sostenendo e per fame e per freddo e per altre
cagioni tormenti, martirii e affanni da loro fede a chi ne facesse
memoria di questa pistolenza. Alquanti savi uomini vogliono dire, che
il movimento del cielo, e la congiunzione di certe pianete ne sieno
state cagione. Altri, a cui noi assentiamo come a più veritieri,
affermano ciò avvenire per giusto giudicio di Dio, il quale dice: Io
farò la vendetta de’ nemici miei co’ nemici miei; e l’empio regnerà
per li peccati de’ popoli. Le cagioni dell’ira di Dio, come pubbliche e
manifeste le tacemo, e se pure ne volessimo dire, basti sotto il fascio
di poche parole di dire cotanto, che secondo il pensiere di molti
discreti mai non fu il mondo peggiore, ne più contaminato d’ogni vizio,
e maggiormente di quelli che più sono odiosi e dispiacevoli a Dio.
Potrebbesi dire il mondo crudele, senza niuna carità o amore; e chi
volesse questo testo chiosare, a suo modo e piacere lo si chiosi, che
dire non potrà tanto male che assai peggio non sia.