_Di giustizia fatta in Parigi._
E’ non è da maravigliare della crudeltà de’ tiranni, a cui li savi
e valorosi cittadini sempre furono paurosi e sospetti, s’e’ si
dilettano nello spargimento del sangue innocente, per mantenere colla
spaventevole rigidezza della infinta giustizia in sicurtà la gelosia
del loro stato violento, e per tanto sospetti, e poco accetti a’
sudditi, e sottoposti a molti aguati e ruine. Ma di certo è da prendere
singulare ammirazione, quando questo iniquo animo cade nel sangue
reale per lo titolo della naturale signoria, la quale suole essere
mansueta e benigna, e con umanità, eziandio offesa, trattare i sudditi
suoi. Questo diciamo, perchè del mese di novembre detto anno, essendo
il Delfino di Vienna nella città di Parigi, per sospetto d’alcuno
trattato, del quale chiara verità non si potea sapere, fece pigliare
il conte di Stampo parente del re di Navarra, e ’l conte di Rossì,
e ventisette borgesi di Parigi, dicendo, che trattavano contro a lui
col re di Navarra. Per questi borgesi l’università di Parigi turbata e
commossa, mandarono il proposto de’ mercatanti con altri de’ maggiori
borgesi al Delfino per riaverli, con dire che non erano in colpa. Il
Delfino rispose, che dove non fossono in colpa, non bisognava loro di
temere, e che sopra ciò procederebbe temperatamente infino ch’avesse la
verità del fatto. E per questo savio modo racquetato il primo bollore
del popolo, poco appresso, dicendo che li trovava colpevoli, tutti i
detti borgesi fè decapitare; i conti riserbò in prigione. Di ciò la
comunanza fu mal contenta, e mormorava, ma per paura catuno, non avendo
capo a loro modo, soffersono il nuovo gastigamento del vecchio peccato,
comportandolo senza altra novità, più per servile pazienza che per
onorare o piacere al loro signore.