CAP. CVIII.

_Di mortalità d’Alamagna e Brabante._

Essendo ancora il braccio di Dio disteso sopra i peccatori non corretti

nè ammendati per li suoi terribili giudicii a tutto il mondo palesi,

e per gastigarli e riducerli a migliore vita, nel detto anno nel

tempo dell’autunno ricominciò coll’usata pestilenza dell’anguinaia

a flagellare il ponente, e molto gravò in Borsella, che del mese

d’ottobre e di novembre vi morirono più di millecinquecento borgesi,

senza le femmine e’ fanciulli, che furono assai. Ad Anversa, e a

Lovano, e nell’altre ville di Brabante il simile fè. Non toccò la

Fiandra, poichè altra volta non era molto stata gravata, e però

Brabante più ne sentì; e per simile modo avvenne nella Magna a Basola,

e in altre città e castella infino a Boemia e Praga, le quali dalla

prima mortalità non erano state gravate. In questi tempi fu ne’ nostri

paesi in Valdelsa, e in Valdarno, di sotto, e nel Chianti, quasi come

l’anno dinanzi passato, generali infermità di terzane, e di quartane,

e altre febbri di lunga malattia, delle quali pochi morivano. Di ciò

si maravigliarono le genti di Valdelsa e di Chianti, perchè sono in

buone arie e purificate, perchè due anni l’uno appresso l’altro fossono

maculati di simili infermitadi, non conoscendo alcuna singulare cagione

di quello accidente.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 112 / 233 题