_Dello stato della Cicilia._
Se bene si cercheranno le nostre scritture, e metterassi incontro tra
le ree e buone fortune, troppo avanzeranno le sinistre le felici e
avventurose, che appena si troverà non dirò uno mese dall’anno, ma uno
dì solo, che tra’ cristiani, in qualche parte della terra che per loro
si possiede, qualche pessima cosa e degna di nota surta non sia. Noi
avemo per più riprese poco addietro parlato delle travaglie de’ nostri
paesi e parte di quelle de’ Franceschi, e se intra esse fosse stato
punto di tempo quieto o tranquillo; quello medesimo è stato negli altri
paesi pericoloso e turbato, perocchè ne’ detti tempi sono mescolate
le volture della Cicilia, la quale quasi del tutto divisa, e piena di
scandali e di riotte, in continove guerre sboglientate, l’una parte
e l’altra perseguitata con quello poco di gente che loro era rimasa,
con guerra sanguinente e mortale, quelli di Messina si sono fatti
capo di parte, e così hanno fatto quelli di Catania, senza redenzione
offendendo l’uno l’altro, perchè n’è seguito gran danno di persone con
piccolo vantaggio, e senza notabile acquisto o d’una o d’altra parte.