CAP. CII.

_Della pace da Sanesi a’ Perugini._

Essendo dibattuti i Perugini e’ Sanesi nella loro guerra novella,

come per noi addietro è fatta memoria, essendo continovo il comune

di Firenze in sollicitudine di mettere tra loro pace co’ suoi

ambasciadori, e inframettendosi anche il legato di Romagna di questa

materia, all’ultimo l’uno comune e l’altro, avendo ciascuno voglia

d’uscire di guerra e di spesa più onestamente che potesse, si rimisono

negli ambasciadori del legato e de’ Fiorentini, i quali diligentemente

praticarono con catuna parte, per vedere se modo convenevole si potesse

trovare; e trovando che ’l dibattito era di potersi con alcuno mezzo

terminare; vollono che da catuno comune venissono sindacati, e la

fermezza de’ Perugini di quello, che per loro s’avesse a ordinare

di Montepulciano, e da’ Sanesi di Cortona: e avuti i sindacati e le

cautele che domandarono, diedono la sentenza, e tennonla segreta, e

feciono a catuno comune pubblicare la pace, e sicurare le strade e’

cammini, e feciono pubblicazione in catuna città, e in Firenze fu

celebrata solennemente dì ultimo del mese d’ottobre del detto anno:

dappoi si manifestò la sentenza, e fu in questo modo. Che tra i detti

comuni dovesse essere ferma, e buona e perpetua pace, e che i Perugini

dovessono lasciare libera la terra di Montepulciano a’ suoi terrazzani,

e dovessono patere mettere in Cortona da indi a quattro anni di tempo

in tempo podestà, e dove i Cortonesi non lo volessono, dovessono

dare il salario al detto podestà, il quale era di lire quattrocento

l’anno, e dovessono i detti Cortonesi ogni anno de’ detti quattro anni

dare a’ Perugini un palio di seta e che i Sanesi infra cinque anni

non potessono mettere podestà in Montepulciano, ma lasciare la terra

libera, e da cinque anni in là vi dovessono mettere podestà, ed avere

il censo usato. Quando dopo la pace predetta ne fu fatta pubblicazione,

e l’uno e l’altro comune se ne mostrò in grande turbazione, e ciascuno

mandò solenne ambasciata a Firenze per fare rivocare la detta sentenza.

Il comune di Firenze sentendo, che nel praticare della cosa gli

ambasciadori de’ detti comuni erano stati quasi in concordia di questo,

e che di nuovo non vi s’era fatto fuori che ’l termine e ’l modo delle

signorie, riprendendo onestamente i detti comuni in persona de’ loro

ambasciadori, rispose, che intendea che si osservasse la pace; ma però

non rimasono in vista contenti i detti comuni, benchè novità di guerra

non movessono insieme.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 106 / 233 题