CAP. C.

_Come il re del Garbo fu morto._

Buevem re del Garbo, il quale volgarmente è detto il reame della

Bellamarina e di Tremusi, avendo lungo tempo con ardire e con senno

sostenuto l’onore di sua corona, e avendosi sottoposto, come nel primo

libro narrammo, gli altri re de’ barbari che gli erano vicini, cioè

quello di Costantina e quello di Buggea i quali tenea in prigione,

cadde in malattia da tosto guarire; ma la rabbia e la cupidigia del

signoreggiare accese gli animi de’ figliuoli, che per nobiltà doveano a

lui a tempo succedere, e sì lo strangolarono. E morto lui, il maggiore

di loro d’età di sedici anni nominato Bugale prese la signoria, e

fessi coronare, ma non con volontà e amore di tutti i baroni. Per la

qual cosa alquanti di loro, e non de’ minori, s’accostarono all’altro

fratello ch’era di meno giorni, cioè d’età di dieci anni, il quale era

oltre a quello che tale età richiedea e intendente e astuto; e il suo

nome era Bestiezti, e a lui dissono: Quando il padre tuo fu fatto re,

per potere regnare senza sospetto de’ suoi fratelli, a venticinque fece

tagliare la testa, e così pensa che tuo fratello farà a te: e però, se

vogli seguire nostro consiglio, noi ti faremo re colla nostra potenza,

se tu ci prometti di fare morire lui. La cagione di questo fu, ch’e’

dicea che i baroni non guidavano bene i fatti del reame. Il giovane per

venire alla corona con tutto il suo consiglio a ciò s’accordò. Perchè

essendo ancora il re giovane debole nella signoria nuova, e poco da

sè accorto e meno avvisato, fu da’ baroni preso per comandamento del

fratello, e come patricida saettato, sicchè in piccolo tempo spacciò

il regno acquistato col micidio del padre, e sè di vita. Gli altri

fratelli vedendo questo crudele principio fuggirono in Sibilia, e ’l

minore fatto re, colla sua forza rimase nelle mani de’ baroni, perocchè

non era in tempo da potere nè da sapere governare il reame. Con questa

malizia fu il maggiore fratello abbattuto, onde molti de’ baroni avendo

il re fanciullo a vile, occuparono assai delle giurisdizioni del reame.

Di questo seguette, che uno antico barone e di grande seguito di fuori

di Fessa si fece fare re alla setta sua, e cominciò a guerreggiare

il giovane re. Sentendo Suscialim fratello del re Buevem morto, come

dicemmo di sopra, il quale era fuggito in Sibilia, questa divisione

de’ baroni, richiese il re Pietro di Sibilia d’aiuto, il quale li

fece armare due galee e valicò a Setta, e là fu ricevuto come re; e

avendo aiuto da’ paesani se n’andò a Fessa, ove il giovane re era con

poco aiuto e consiglio; e però giunto a Fessa fu ricevuto come re; e

disposto il fratello, e messo in prigione, e accolte maggiori forze

andò contro al barone che s’era fatto re, il quale brevemente fece

morire, ed egli rimase libero signore del reame della Bellamarina: e

questo avvenne nel detto anno 1358. È vero che quando morì il gran re

Buevem, che i re che avea in prigione furono lasciati, e ripresonsi i

loro reami di Buggea e di Costantina: e il reame di Tremusi si rubellò,

e tornossi allo stocco de’ re usati.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 104 / 233 题