CAP. XCIX.

_De’ processi della compagnia in questi giorni._

Noi dicemmo addietro come il capitano di Forlì per patto promise

quindicimila fiorini alla compagnia, e la cagione perchè, onde venendo

il tempo che pagare li dovea, e non avendo il di che, eziandio

affannando di presta i suoi cittadini, diede a’ caporali contanti

fiorini duemila: ed essendo suoi prigioni il figliuolo del conte

Bandino da Montegranelli, e due figliuoli del conte Lamberto della

casa de’ Malatesti detto il conticino da Ghiaggiuolo, i quali erano

stati presi nella guerra del cardinale di Spagna, loro assegnò alla

detta compagnia in parte di pagamento per fiorini diecimila. Currado

conte di Lando, sentendo l’impotenza del gentiluomo, coll’animo suo

diritto e libero dove avesse avuto di che sadisfare, cortesemente li

fece accettare, attendendosi dell’avanzo alla fede e promessa del

capitano; e per non stare in bargagno, avendo il conte bisogno di

danari, assentì il riscatto de’ detti prigioni per quattromila fiorini:

e ciò fatto, con tutta sua brigata prese cammino, e si strinse verso

quello d’Imola e di Faenza, cercando preda per vivere. E nei detti

paesi ha una valle grassa e abbondante d’ogni cosa da vivere che detta

è Limodiccio, la quale è circondata di poggi altissimi e aspri, e con

assai stretti cammini all’entrare e all’uscire per grandi montate e

scese: i villani di quel paese s’erano ridotti alle guardie de’ poggi

ov’erano l’entrate, non sperando che per lo grande disavvantaggio

di chi venisse di sotto gente d’arme gli andasse ad assalire, poco

avendo considerazione, che la fame fa cercare per lo cibo ogni

luogo segreto, e assalire eziandio le impossibili cose. Quelli della

compagnia assalirono le montagne con franchezza d’animo, facendo in

fatti d’arme maraviglie; il perchè i villani impauriti e inviliti

lasciarono i passi, e diersi alla fuga, onde la valle tutta venne in

potestà de’ nemici, dove trovarono assai roba da vivere. E a loro fu

bene bisogno di così trovare, per ristorare i disagi e la fame patita

a Forlì: ed ivi adagiato e loro e loro bestie, vi dimorarono fino a dì

16 del mese di ottobre. E mentre che stavano a Limodiccio; più volte

cercarono di passare in sul Fiorentino, ma ciò fu in vano; perocchè

trovavano onde speravano passare sì forniti e ordinati al riparo, che

non s’assicurarono di mettersi a partito. E andarono a Modigliana, e

assaggiarono il castello con battaglia, e niente poterono acquistare.

All’uscita del mese cavalcarono a Massa, che è del vescovo d’Imola,

e come suole avvenire de’ beni de’ cherici, che non contendono se

non a pelare, essendo il luogo male provveduto di guardia la presono,

dove trovarono assai roba da vivere e arnese da preda. Alla rocca non

feciono assalto, perocchè essendo nella guardia del signore d’Imola

era bene guarnita e apparecchiata a difesa. I mascalzoni per la troppa

roba vi trovarono vennono tra loro a discordia nel pigliare della roba,

e per non venire a peggio tra loro misono fuoco nella terra, e arse

tutta colla maggiore parte di ciò che v’era dentro, perchè convenne che

la brigata si partisse e accampasse di fuori; e quivi soggiornarono

alquanto verso i confini di Bologna: e non avendo la vittuaglia che

a loro bisognava, il signore di Bologna ne dava loro, e sostenneli

quivi tutto il mese di novembre. Ciò disse che fece, perchè il legato

Cardinale di Spagna era in cammino per passare in Romagna a ripigliare

la guerra, e non sapea l’intenzione sua, sicchè per gelosia di suo

stato era contento d’avere la compagnia di presso.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 103 / 233 题