CAP. XCIV.

_Come i Fiorentini mandarono a Bologna per la quistione dello Stale._

Temendosi per lo nostro comune che la compagnia per lo passo dello

Stale, che assai era largo e aperto, non li venisse addosso, in certa

parte di quello luogo avea fatto fare e tagliare i palizzati, i quali

erano abbandonati, perocchè per li patti fatti colla compagnia doveano

passare da Biforco, come addietro dicemmo. E vedendo il comune che

la compagnia partita da Vicchio di quindi era passata in Romagna,

e considerando che quello era il più agevole passo che potesse fare

gente d’arme che da quella parte venisse in offesa di nostro paese,

prese ragionamento di farvi fortezza. Sentendo ciò gli Ubaldini e i

conti da Mangona, a cui a tempo la fortezza potea essere nociva, di

presente furono al signore di Bologna, e gli diedono a intendere che

quello luogo era del comune di Bologna; perchè per la mala informazione

turbato scrisse al nostro comune assai altieramente. Di che il nostro

comune fè ritrovare l’antiche ragioni che ’l monistero di Settimo ha

nello Stale e ne’ luoghi circostanti, colle quali per ambasciadori

e difendere delle dette ragioni mandò a Bologna messer Francesco

di messer Bico degli Albergotti d’Arezzo cittadino di Firenze,

eccellentissimo e famoso dottore in ragione civile, il quale allora

leggeva in Firenze. Questi circa lo spazio d’un mese stette a disputare

co’ dottori bolognesi sopra la materia, e in fine in presenza del detto

signore di Bologna fu determinato, che ’l nostro comune aveva ragione,

tutto che gran punga fosse fatta per li detti Ubaldini e’ conti in

contrario. E a fede di ciò, il signore scrisse appieno al nostro

comune, e le lettere e cautela furono registrate del mese di settembre

1358.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 98 / 233 题