_Qui si fa menzione delle ragioni che ’l monistero di Settimo ha nello
Stale._
E’ n’è di piacere, poichè nel precedente capitolo detto avemo dei modi
tenuti per gli Ubaldini e’ conti di Mangona intorno alla quistione
dello Stale, di fare in sostanza alcuna memoria delle ragioni che la
badia di Settimo ha nel detto Stale, più per reverenza della buona e
fedele antichità che per vaghezza di scrivere. Trovato fu nel monistero
di Settimo una carta rogata negli anni dell’incarnazione del nostro
Signore 1040 a dì 13 di dicembre, nel quale si celebra la festa della
graziosa santa Lucia, e nell’anno secondo dell’imperio d’Arrigo, del
cui tenore in parte togliemo questo. Guglielmo conte, figliuolo di
messer Lottieri conte e di madonna Adalagia contessa, diede per rimedio
dell’anima sua e de’ suoi genitori, alla Chiesa e al monistero di san
Salvadore, nel luogo che si dice Gallano, ove si dice lo Spedale, con
ogni ragione, e aggiacenza, e pertinenza sua, e qualunque e quanto a
quel luogo s’appartiene, in perpetuo a noi Ugo, e agli Abati che per li
tempi saranno; e appresso quello che concede confina così. Da oriente,
dal Nespolo infino al Pero lupo, e infino alla Stradicciuola, e siccome
corre la detta Stradicciuola infino alla collina; da mezzogiorno
dalla detta collina infino a Ferimibaldi, e da Ferimibaldi infino a
Feumicarboni, e da Feumicarboni infino a Collina de’ monti propio....
e infino a Fontegrosna, e siccome trae il vado d’Astronico. Dalla
parte d’occidente, dal guado Astronico infino a Montetoroni, e infino
a Ronco di Palestra, ritorna fino al Nespolo di Briga. E sono tutte le
predette terre e cose, e tutti i piani, e alpi, e le loro pertinenze,
secondo che si dice nella detta carta, infra ’l contado di Bologna e
di Firenze. Nel 1292, a dì 19 di dicembre, il popolo di santo Iacopo a
Montale e di san Martino di Castro per sentenza di lodo poterono usare
i detti beni quattordici anni, dando la decima di tutto il frutto e
certo censo al detto monistero. E perchè semo entrati in ragionamenti
di confini, diremo de’ confini tra il nostro comune e quello di
Bologna, per bene e pace dell’uno e dell’altro comune, i quali furono
terminati per messer Alderighi da Siena arbitro in tra i detti comuni,
e furono questi. Il Mulinello a piè di Pietramala è del nostro comune,
e Baragazzo, e il Poggio del fuoco, e delle valli, e mezzo Montebene, e
Sassocorvaro, e il prato di Baragazzo.