CAP. XCV.

_Qui si fa menzione delle ragioni che ’l monistero di Settimo ha nello

Stale._

E’ n’è di piacere, poichè nel precedente capitolo detto avemo dei modi

tenuti per gli Ubaldini e’ conti di Mangona intorno alla quistione

dello Stale, di fare in sostanza alcuna memoria delle ragioni che la

badia di Settimo ha nel detto Stale, più per reverenza della buona e

fedele antichità che per vaghezza di scrivere. Trovato fu nel monistero

di Settimo una carta rogata negli anni dell’incarnazione del nostro

Signore 1040 a dì 13 di dicembre, nel quale si celebra la festa della

graziosa santa Lucia, e nell’anno secondo dell’imperio d’Arrigo, del

cui tenore in parte togliemo questo. Guglielmo conte, figliuolo di

messer Lottieri conte e di madonna Adalagia contessa, diede per rimedio

dell’anima sua e de’ suoi genitori, alla Chiesa e al monistero di san

Salvadore, nel luogo che si dice Gallano, ove si dice lo Spedale, con

ogni ragione, e aggiacenza, e pertinenza sua, e qualunque e quanto a

quel luogo s’appartiene, in perpetuo a noi Ugo, e agli Abati che per li

tempi saranno; e appresso quello che concede confina così. Da oriente,

dal Nespolo infino al Pero lupo, e infino alla Stradicciuola, e siccome

corre la detta Stradicciuola infino alla collina; da mezzogiorno

dalla detta collina infino a Ferimibaldi, e da Ferimibaldi infino a

Feumicarboni, e da Feumicarboni infino a Collina de’ monti propio....

e infino a Fontegrosna, e siccome trae il vado d’Astronico. Dalla

parte d’occidente, dal guado Astronico infino a Montetoroni, e infino

a Ronco di Palestra, ritorna fino al Nespolo di Briga. E sono tutte le

predette terre e cose, e tutti i piani, e alpi, e le loro pertinenze,

secondo che si dice nella detta carta, infra ’l contado di Bologna e

di Firenze. Nel 1292, a dì 19 di dicembre, il popolo di santo Iacopo a

Montale e di san Martino di Castro per sentenza di lodo poterono usare

i detti beni quattordici anni, dando la decima di tutto il frutto e

certo censo al detto monistero. E perchè semo entrati in ragionamenti

di confini, diremo de’ confini tra il nostro comune e quello di

Bologna, per bene e pace dell’uno e dell’altro comune, i quali furono

terminati per messer Alderighi da Siena arbitro in tra i detti comuni,

e furono questi. Il Mulinello a piè di Pietramala è del nostro comune,

e Baragazzo, e il Poggio del fuoco, e delle valli, e mezzo Montebene, e

Sassocorvaro, e il prato di Baragazzo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 99 / 233 题