CAP. LXXXIX.

_Come furono impesi que’ borgesi a cui erano state accomandate le

chiavi delle bastite._

Il giorno dopo la morte del proposto, i borgesi di Parigi, riconosciuti

del fallo loro, di comune consiglio mandarono nel campo al Delfino,

che li piacesse, poichè morto era il traditore della corona co’ seguaci

suoi, di volere dimenticare l’offesa che ignorantemente era fatta loro,

come persone ingannate da coloro che falsamente li conducevano, e che

in Parigi dovesse venire, e reggere e governare la città e il popolo

come loro signore naturale, che presti e apparecchiati erano tutti a

ubbidire e fare i suoi comandamenti. Il Delfino avuto suo consiglio

rispose molto benignamenente agli ambasciadori, dicendo, che bene

conoscea onde era mosso l’inganno del popolo, e che molto era contento

che la comune di Parigi avea scoperti i loro traditori e della corona,

e che per loro se n’era presa vendetta, ma ancora non a pieno: e però,

innanzi ch’e’ volesse entrare nella città, volea che del tesoriere del

re di Navarra e del compagno, a cui erano state date le chiavi delle

bastite, fosse fatta giustizia, e poi lietamente e con pieno amore de’

suoi borgesi v’entrerebbe. Tornati gli ambasciadori nella terra, furono

presi il tesoriere e ’l compagno, e tranati per la terra, e impesi al

castelletto; e fatto ciò, il Delfino con tutta sua gente con grande

festa entrarono in Parigi, ricevuti da tutti i cittadini con singolare

allegrezza.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 93 / 233 题