_Come furono impesi que’ borgesi a cui erano state accomandate le
chiavi delle bastite._
Il giorno dopo la morte del proposto, i borgesi di Parigi, riconosciuti
del fallo loro, di comune consiglio mandarono nel campo al Delfino,
che li piacesse, poichè morto era il traditore della corona co’ seguaci
suoi, di volere dimenticare l’offesa che ignorantemente era fatta loro,
come persone ingannate da coloro che falsamente li conducevano, e che
in Parigi dovesse venire, e reggere e governare la città e il popolo
come loro signore naturale, che presti e apparecchiati erano tutti a
ubbidire e fare i suoi comandamenti. Il Delfino avuto suo consiglio
rispose molto benignamenente agli ambasciadori, dicendo, che bene
conoscea onde era mosso l’inganno del popolo, e che molto era contento
che la comune di Parigi avea scoperti i loro traditori e della corona,
e che per loro se n’era presa vendetta, ma ancora non a pieno: e però,
innanzi ch’e’ volesse entrare nella città, volea che del tesoriere del
re di Navarra e del compagno, a cui erano state date le chiavi delle
bastite, fosse fatta giustizia, e poi lietamente e con pieno amore de’
suoi borgesi v’entrerebbe. Tornati gli ambasciadori nella terra, furono
presi il tesoriere e ’l compagno, e tranati per la terra, e impesi al
castelletto; e fatto ciò, il Delfino con tutta sua gente con grande
festa entrarono in Parigi, ricevuti da tutti i cittadini con singolare
allegrezza.