_Di detta materia, e come fu morto il proposto._
Seguendo suo iniquo e malvagio proponimento il proposto con certi suoi
segretari con cui s’intendea, e che con lui teneano mano a tradire
la corona, volendo trarre a fine il tradimento che lungo tempo avea
menato e fermo col re di Navarra, vedendo che ’l popolo di Parigi si
venia riconoscendo del fallo suo contro al Delfino e’ baroni, e temendo
che l’indugio al suo maligno concetto non fosse dannoso, affrettò
l’esecuzione del trattato e la morte sua; perocchè con certi borgesi
del seguito suo, senza diliberazione o consiglio degli altri borgesi,
bene apparecchiati in arme uscì di Parigi, e andonne a una delle
bastite la quale aveano bene guernita e d’arme e di vittuaglia, e di
gente per sicurtà della terra, e quella in gran parte sfornì d’armadura
atta a difesa, e tolse le chiavi a colui a cui era stata accomandata
di volere e consiglio di tutti i borgesi, e le diede a uno borgese di
Parigi sospetto assai, perchè era stato tesoriere del re di Navarra;
e come fece a questa bastita, così fece a tutte l’altre. Veggendo
gli altri borgesi questa affrettata novità che si faceva senza niuno
loro consiglio, nè cagione vedeano perchè ciò fare si dovesse, nè che
pensiere a ciò fare avesse il proposto, cominciarono ad ammirare e a
insospettire, ed in piccola ora col mormorio del popolo tanto crebbe il
sospetto, che mandarono prestamente al Delfino, con cui novellamente
aveano preso l’accordo, a sapere se ciò fosse di suo assentimento e
volere; e avendo risposta del nò, tutto il popolo si levò a romore,
gridando: Viva il Delfino, e muoiano i traditori; e in quella furia
giunsono il proposto, e tagliarono a pezzi con certi suoi confidenti
ch’erano con lui, e nel detto furore corsono alle porte, e uccisono
tutti coloro che ’l proposto v’avea a guardare diputati, e alle bastite
rinnovellarono e guardie e serrami.