CAP. LXXXVII.

_Come si fè accordo dal Delfino a quelli di Parigi._

Come addietro facemmo menzione, il duca d’Orliens, e il Delfino di

Vienna, e i gentili uomini aveano posto campo a Parigi, di che poco

appresso seguente, che parendo a quelli d’entro e a quelli di fuori

stare in molti disagi e pericoli assai, avendo ciascuno desiderio

di concio, che per mezzani assai di lieve vi si trovò accordo; ma

per tanto non vollono i borgesi che il Delfino o sua gente d’arme

entrasse in Parigi, ma pacificamente e quelli d’entro e quelli di fuori

praticavano insieme: nel quale accordo per operazione del proposto e

de’ seguaci suoi s’inchiuse il re di Navarra con tutta sua gente; sotto

la quale fidanza, o per vedere la terra, o per loro rinfrescamento,

certi Inghilesi entrarono in Parigi, i quali come veduti furono da

certi borgesi, loro levato fu il grido addosso in vendetta di loro

signore ch’era in Londra in prigione, e tanto procedette avanti la

cosa, che in quel furore in diversi luoghi in Parigi, come furono per

avventura trovati, furono morti circa a cento Inghilesi. Ciò sentito

nel campo del re di Navarra, tutto si mosse verso Parigi con animo di

prendere del misfatto vendetta; il perchè il re a consiglio de’ suoi

caporali mise un aguato, e con corridori fatti sottrarre i Parigini, e

addirizzarli per tirarli nell’aguato, i folli borgesi inbaldanziti per

quelli disarmati che aveano uccisi dentro uscirono fuori, e correndo

alla scapestrata e senza ordine niuno caddono nell’aguato, ove ne fu

morti oltre a trecento. La cosa fu rappaciata dentro e di fuori per

operazione del proposto, che avea l’animo dirizzato a maggiori fatti,

come appresso diremo.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 91 / 233 题