_Come si fè accordo dal Delfino a quelli di Parigi._
Come addietro facemmo menzione, il duca d’Orliens, e il Delfino di
Vienna, e i gentili uomini aveano posto campo a Parigi, di che poco
appresso seguente, che parendo a quelli d’entro e a quelli di fuori
stare in molti disagi e pericoli assai, avendo ciascuno desiderio
di concio, che per mezzani assai di lieve vi si trovò accordo; ma
per tanto non vollono i borgesi che il Delfino o sua gente d’arme
entrasse in Parigi, ma pacificamente e quelli d’entro e quelli di fuori
praticavano insieme: nel quale accordo per operazione del proposto e
de’ seguaci suoi s’inchiuse il re di Navarra con tutta sua gente; sotto
la quale fidanza, o per vedere la terra, o per loro rinfrescamento,
certi Inghilesi entrarono in Parigi, i quali come veduti furono da
certi borgesi, loro levato fu il grido addosso in vendetta di loro
signore ch’era in Londra in prigione, e tanto procedette avanti la
cosa, che in quel furore in diversi luoghi in Parigi, come furono per
avventura trovati, furono morti circa a cento Inghilesi. Ciò sentito
nel campo del re di Navarra, tutto si mosse verso Parigi con animo di
prendere del misfatto vendetta; il perchè il re a consiglio de’ suoi
caporali mise un aguato, e con corridori fatti sottrarre i Parigini, e
addirizzarli per tirarli nell’aguato, i folli borgesi inbaldanziti per
quelli disarmati che aveano uccisi dentro uscirono fuori, e correndo
alla scapestrata e senza ordine niuno caddono nell’aguato, ove ne fu
morti oltre a trecento. La cosa fu rappaciata dentro e di fuori per
operazione del proposto, che avea l’animo dirizzato a maggiori fatti,
come appresso diremo.