_Come si levò l’oste da molte terre._
Per la partita della gente d’arme di Toscana i Sanesi ch’erano a oste
al Montesansavino se ne levarono e tornaronsi a Siena, e i Perugini
che manteneano oste a Cortona anche se ne partirono; per la qual cosa
in poco tempo quelli di Cortona con meno di cento cavalieri, e con
alquanta gente da piè, feciono più cavalcate sul contado di Perugia,
dilungandosi da Cortona le dieci e le dodici miglia, e trovando i
contadini per li campi alle loro faccende, e il bestiame non ridotto in
luogo sicuro, feciono prede assai e di uomini e di bestiame grosso e
minuto. Ed era a tanto condotto il comune di Perugia per straccamento
della guerra, che così pochi nemici cavalcavano ne’ loro più cari
luoghi, e si tornavano colle prede a salvamento, quasi senza trovare
alcuno contasto in niuna parte. Il dì che avvenne ultimamente, che
cinquanta cavalieri e pochi pedoni corsono e girarono il lago dintorno,
e colla preda senza niuno impedimento si tornarono a Cortona, che pare
cosa incredibile a dire. Quinci si può notare quanto sono da fuggire,
e quanto sono pericolose le imprese de’ comuni con soperchia voglia
baldanzosamente cominciate, perocchè le più volte hanno altri fini che
gli orgogliosi popoli, e pronti alle imprese maggiori che non possono
portare, non istimano. Però non si può avere troppa temperanza per li
savi governatori de’ comuni, nè troppa cura a raffrenare gli appetiti
de’ popoli, a cui sovente dire si può: Signore, perdona loro, che
non sanno che si fanno. È vero che al nostro comune spesso avviene
il contrario, che o voglia il popolo o no, egli è tirato, e per forza
sospinto nelle grandi e pericolose imprese da coloro che le dovrebbono
vietare. Corsa la piena della gente dell’arme nella Romagna, il
legato fece fortificare e fornire le bastite ch’avea intorno a Forlì
di vittuaglia e di gente, e partissi da campo, e tornossi coll’oste
a Faenza, e a Cesena, e per le castella dintorno, per stare a vedere
quello che la compagnia facesse: e tutte queste cose fur fatte del
mese d’agosto detto anno. E rinnovato fu il processo, e pubblicata
la sentenza di santa Chiesa contro alla detta compagnia, come eretici
e favoreggiatori dello scismatico capitano di Forlì, e che ogni uomo
li potesse offendere, e contro a loro prendere la croce; ma tal fu la
riuscita dell’altro legato quando li ricomunicò, e loro fè tributaria
la Chiesa di Roma e’ comuni di Toscana, come addietro dicemmo, che a
vile s’ebbe la sentenza e il processo, e sua esecuzione, eziandio da
tutti gli amici e fedeli di santa Chiesa.