CAP. LXXXVI.

_Come si levò l’oste da molte terre._

Per la partita della gente d’arme di Toscana i Sanesi ch’erano a oste

al Montesansavino se ne levarono e tornaronsi a Siena, e i Perugini

che manteneano oste a Cortona anche se ne partirono; per la qual cosa

in poco tempo quelli di Cortona con meno di cento cavalieri, e con

alquanta gente da piè, feciono più cavalcate sul contado di Perugia,

dilungandosi da Cortona le dieci e le dodici miglia, e trovando i

contadini per li campi alle loro faccende, e il bestiame non ridotto in

luogo sicuro, feciono prede assai e di uomini e di bestiame grosso e

minuto. Ed era a tanto condotto il comune di Perugia per straccamento

della guerra, che così pochi nemici cavalcavano ne’ loro più cari

luoghi, e si tornavano colle prede a salvamento, quasi senza trovare

alcuno contasto in niuna parte. Il dì che avvenne ultimamente, che

cinquanta cavalieri e pochi pedoni corsono e girarono il lago dintorno,

e colla preda senza niuno impedimento si tornarono a Cortona, che pare

cosa incredibile a dire. Quinci si può notare quanto sono da fuggire,

e quanto sono pericolose le imprese de’ comuni con soperchia voglia

baldanzosamente cominciate, perocchè le più volte hanno altri fini che

gli orgogliosi popoli, e pronti alle imprese maggiori che non possono

portare, non istimano. Però non si può avere troppa temperanza per li

savi governatori de’ comuni, nè troppa cura a raffrenare gli appetiti

de’ popoli, a cui sovente dire si può: Signore, perdona loro, che

non sanno che si fanno. È vero che al nostro comune spesso avviene

il contrario, che o voglia il popolo o no, egli è tirato, e per forza

sospinto nelle grandi e pericolose imprese da coloro che le dovrebbono

vietare. Corsa la piena della gente dell’arme nella Romagna, il

legato fece fortificare e fornire le bastite ch’avea intorno a Forlì

di vittuaglia e di gente, e partissi da campo, e tornossi coll’oste

a Faenza, e a Cesena, e per le castella dintorno, per stare a vedere

quello che la compagnia facesse: e tutte queste cose fur fatte del

mese d’agosto detto anno. E rinnovato fu il processo, e pubblicata

la sentenza di santa Chiesa contro alla detta compagnia, come eretici

e favoreggiatori dello scismatico capitano di Forlì, e che ogni uomo

li potesse offendere, e contro a loro prendere la croce; ma tal fu la

riuscita dell’altro legato quando li ricomunicò, e loro fè tributaria

la Chiesa di Roma e’ comuni di Toscana, come addietro dicemmo, che a

vile s’ebbe la sentenza e il processo, e sua esecuzione, eziandio da

tutti gli amici e fedeli di santa Chiesa.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 90 / 233 题