_D’una nuova compagnia di Tedeschi._
I Tedeschi di soldo che in que’ tempi erano in Italia, vedendo e
conoscendo che altra gente d’arme che venisse a dire nulla, fuori di
loro lingua, ne’ paesi di qua da’ monti non era, follemente pensarono
di farsene signori: e vedendo che la compagnia del conte di Lando
era in parte mancata per la rotta da Biforco, di presente s’intesono
insieme i Tedeschi ch’erano al servigio de’ Sanesi, e quelli ch’erano
al servigio de’ Perugini, con quelli ch’erano nella provincia della
Romagna; perchè compiuta la ferma che Anichino di Bongardo avea
co’ Sanesi, si ritrasse con sua gente in forma di compagnia, alla
quale il conte Luffo con settecento barbute ch’erano al soldo de’
Perugini, e più altri conestabili tedeschi ch’erano in loro vicinanza,
s’aggiunsono, sicchè furono circa a duemila barbute; e assai gente da
piè atta a rubare trassono a loro, e andarsene su quello di Perugia,
e co’ Perugini si patteggiarono in atto di ricompera per fiorini
quattromila, e con avere il passo da Fossato per andare nella Marca: e
d’indi passarono verso Fabriano, dove trovarono che i passi erano presi
e guardati, onde si rivolsono per la Ravignana verso Fano, e in pochi
dì, all’uscita d’agosto detto anno, s’aggiunsono a Forlì coll’altra
compagnia, e posonsi di fuori della terra, entrando e uscendo a loro
posta della città, e avendo vittuaglia dal signore. E per non disfare
il gentile uomo ch’era assediato, mangiando quello di che vivere dovea
insieme colla compagnia ch’era in Forlì, feciono cavalcate e da lunga
e da presso, e ciò che poteano predare metteano in Forlì, facendo
vendemmiare innanzi tempo le vigne vicine a’ loro saccomanni colle
sacca, il perchè assai vino e altra roba da vivere assai misono nella
città.