CAP. LXXXV.

_D’una nuova compagnia di Tedeschi._

I Tedeschi di soldo che in que’ tempi erano in Italia, vedendo e

conoscendo che altra gente d’arme che venisse a dire nulla, fuori di

loro lingua, ne’ paesi di qua da’ monti non era, follemente pensarono

di farsene signori: e vedendo che la compagnia del conte di Lando

era in parte mancata per la rotta da Biforco, di presente s’intesono

insieme i Tedeschi ch’erano al servigio de’ Sanesi, e quelli ch’erano

al servigio de’ Perugini, con quelli ch’erano nella provincia della

Romagna; perchè compiuta la ferma che Anichino di Bongardo avea

co’ Sanesi, si ritrasse con sua gente in forma di compagnia, alla

quale il conte Luffo con settecento barbute ch’erano al soldo de’

Perugini, e più altri conestabili tedeschi ch’erano in loro vicinanza,

s’aggiunsono, sicchè furono circa a duemila barbute; e assai gente da

piè atta a rubare trassono a loro, e andarsene su quello di Perugia,

e co’ Perugini si patteggiarono in atto di ricompera per fiorini

quattromila, e con avere il passo da Fossato per andare nella Marca: e

d’indi passarono verso Fabriano, dove trovarono che i passi erano presi

e guardati, onde si rivolsono per la Ravignana verso Fano, e in pochi

dì, all’uscita d’agosto detto anno, s’aggiunsono a Forlì coll’altra

compagnia, e posonsi di fuori della terra, entrando e uscendo a loro

posta della città, e avendo vittuaglia dal signore. E per non disfare

il gentile uomo ch’era assediato, mangiando quello di che vivere dovea

insieme colla compagnia ch’era in Forlì, feciono cavalcate e da lunga

e da presso, e ciò che poteano predare metteano in Forlì, facendo

vendemmiare innanzi tempo le vigne vicine a’ loro saccomanni colle

sacca, il perchè assai vino e altra roba da vivere assai misono nella

città.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 89 / 233 题