CAP. LXXXIV.

_Come il capitano di Forlì mise la compagnia in Forlì._

Il capitano, come uomo disperato, e con poca fede e legge, non avendo

riguardo a’ suoi cittadini ch’erano stati a ogni martiro per sostenere

lo stato suo, segretamente si convenne co’ caporali della compagnia

di dar loro venticinquemila fiorini e il ricetto in Forlì, ed elli

impromisono a lui di levare le bastite che gli erano intorno, e che per

alcuno tempo starebbono in Romagna al servigio suo; di che seguitò,

che all’entrante d’agosto e’ li mise in Forlì senza assentimento de’

suoi cittadini: i quali essendo stati rotti, come dicemmo, avendo

patiti molti disagi, e per tanto essendo in gran bisogno di ricetto,

per prendere riposo cominciarono a torre le case de’ cittadini,

e loro masserizie e arnesi, e accomunare e abitare familiarmente

con loro, e torsi delle cose da vivere oltre a bastanza, pigliando

dimestichezze disoneste e spiacevoli colle famiglie de’ cittadini,

che per non uscire di loro case e masserizie dimoravano con loro. Il

perchè assai cittadini, a cui era più caro l’onore che la roba, si

partirono di loro abituri, e ristrignensi in piccoli luoghi, lasciando

in abbandono, per non contendere con gente bestiale, tutte loro cose.

Nel quale avviluppamento manifesto si vide gli errori degli erranti e

servili popoli, che per matta stoltizia disordinato amore portano a’

loro signori e tiranni. Di ciò il popolo molto si dolse, e nel segreto

ricordava con mormorio la gran fede male meritata che portata aveano

al loro capitano, sofferendo il lungo assedio in contumacia di santa

Chiesa col perdimento di tutti i loro beni, con grandi disagi e affanni

di loro e di loro famiglie. Onde meritevolmente in loro fu verificato

quel proverbio che dice, chi contro a Dio getta pietra, in capo li

ritorna.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 88 / 233 题