CAP. LXXXII.

_Della detta materia di Spagna._

Il movimento del perverso tiranno di Spagna, non degno d’essere

nominato re, ma bestia selvaggia, venne in questi dì in tanta furiosa

pazzia, che costrignea i baroni che gli erano rimasi e campati di

sua crudeltà, e i comuni, a giurare fedeltà e omaggio alla bagascia

sua, essendo in addietro per tutti prestato il saramento alla reina

vecchia madre del detto re; e facendo a ciò richiedere quelli di

Sibilla, i cittadini, fatto sopra ciò loro consiglio, elessono

dodici uomini de’ più savi e discreti, i quali per parte del comune

andassono al re, e con savie parole gli mostrassono, com’elli erano

per saramento d’omaggio obbligati alla reina vecchia, e che non

poteano il nuovo saramento fare se prima non fossono assoluti del

vecchio; e che cercassono dal suo disonesto proponimento levare il re,

cortesemente mostrandoli che quello volea nè suo bene era nè suo onore.

I valenti uomini seguendo il mandato del loro comune furono al re, e

reverentissimamente li sposono quello ch’era loro imposto dal consiglio

del comune di Sibilia. Il re chetamente, e senza mostrare atto niuno

di turbazione, gli udì, e quando ebbono detto modestissimamente quello

che vollono, credendo per loro dolce e savio parlare avere ritratto il

re dalla folle e sconcia dimanda, il re loro non fece altra risposta,

se non che si toccò la barba, e disse: Per questa barba, che male così

avete parlato; e con tale breve e sospettosa risposta gli ambasciadori

impauriti si tornarono a Sibilia. Il re infellonito poco appresso

n’andò a Sibilia, e in una notte andando alle case loro tutti i detti

ambasciadori senza niuna misericordia fece tagliare; nè contento a

tanto male, in pochi giorni circa a quaranta buoni cittadini fece

uccidere nelle loro case. Io non mi posso tenere ch’io non morda

con dente di perpetua infamia la memoria di quello iniquo tiranno, e

ch’io non passi a vituperarlo la semplicità del mio usato stile dello

scrivere. Io ho letto e riletto nelle antiche scritture quello che

in esse si pone degli iniqui e scellerati pagani, massimamente de’

barbari, e di simili cose ho trovate, ma che tanta ingiustizia, tanta

empietà e crudeltà fosse in alcuno re cristiano, non mi ricordo d’avere

letto giammai.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 86 / 233 题