_Della detta materia di Spagna._
Il movimento del perverso tiranno di Spagna, non degno d’essere
nominato re, ma bestia selvaggia, venne in questi dì in tanta furiosa
pazzia, che costrignea i baroni che gli erano rimasi e campati di
sua crudeltà, e i comuni, a giurare fedeltà e omaggio alla bagascia
sua, essendo in addietro per tutti prestato il saramento alla reina
vecchia madre del detto re; e facendo a ciò richiedere quelli di
Sibilla, i cittadini, fatto sopra ciò loro consiglio, elessono
dodici uomini de’ più savi e discreti, i quali per parte del comune
andassono al re, e con savie parole gli mostrassono, com’elli erano
per saramento d’omaggio obbligati alla reina vecchia, e che non
poteano il nuovo saramento fare se prima non fossono assoluti del
vecchio; e che cercassono dal suo disonesto proponimento levare il re,
cortesemente mostrandoli che quello volea nè suo bene era nè suo onore.
I valenti uomini seguendo il mandato del loro comune furono al re, e
reverentissimamente li sposono quello ch’era loro imposto dal consiglio
del comune di Sibilia. Il re chetamente, e senza mostrare atto niuno
di turbazione, gli udì, e quando ebbono detto modestissimamente quello
che vollono, credendo per loro dolce e savio parlare avere ritratto il
re dalla folle e sconcia dimanda, il re loro non fece altra risposta,
se non che si toccò la barba, e disse: Per questa barba, che male così
avete parlato; e con tale breve e sospettosa risposta gli ambasciadori
impauriti si tornarono a Sibilia. Il re infellonito poco appresso
n’andò a Sibilia, e in una notte andando alle case loro tutti i detti
ambasciadori senza niuna misericordia fece tagliare; nè contento a
tanto male, in pochi giorni circa a quaranta buoni cittadini fece
uccidere nelle loro case. Io non mi posso tenere ch’io non morda
con dente di perpetua infamia la memoria di quello iniquo tiranno, e
ch’io non passi a vituperarlo la semplicità del mio usato stile dello
scrivere. Io ho letto e riletto nelle antiche scritture quello che
in esse si pone degli iniqui e scellerati pagani, massimamente de’
barbari, e di simili cose ho trovate, ma che tanta ingiustizia, tanta
empietà e crudeltà fosse in alcuno re cristiano, non mi ricordo d’avere
letto giammai.