_Come il re di Spagna uccise molti de’ suoi baroni._
Secondo che vogliono i savi, il parlare e lo scrivere debbe essere
conveniente alla materia di che si tratta, e da questo principio
procede l’arte del dire ch’è chiamata rettorica, la quale giunta
al nobile ingegno, meglio mostra e fa più piacere quello di che
si ragiona; di questa scienza niente sapemo, come nostra scrittura
dimostra; e per tanto del nostro scrivere rozzo, ma vero, non diletto,
ma frutto potranno prendere i belli parlatori. Questo per tanto n’è
piaciuto di dire, perchè le bestiali crudeltà remote da ogni umanità
le quali appresso scrivere dovemo, a bene dimostrarle meriterieno
l’eloquenza di Tullio, ma noi le metteremo in nota col nostro usato
volgare, fuggendo i vocaboli i quali per la prossimità della grammatica
dalli volgari a cui scrivemo sono poco intesi. Il crudelissimo e
bestiale re di Spagna, avendo contro al volere e consiglio de’ suoi
baroni palesemente ritolta la sua concubina, o più volgarmente dicendo,
bagascia, e quella sopra modo disonestamente magnificando nel suo
reame, trascorse in tanto disordinata e sconcia vita, che tutto l’animo
reale cambiò in crudele tirannia. Il forsennato re, per torsi dinanzi i
riprensori de’ suoi modi sozzi e sfrenati, e coloro di cui potea temere
che a tempo i suoi errori dovessono potere correggere, maliziatamente
trasse fuori boce ch’e’ si cercava contro a lui ribellione, e di Burgos
in Ispagna e d’altre sue terre, e sotto questo colore, come fiera
crucciato, di sua mano uccise due suoi fratelli bastardi e il zio
del re d’Araona, a cui per certa convegna s’appartenea la successione
del reame di Spagna; appresso intra lo spazio di due mesi, o in quel
torno, ancora di sua propria mano uccise venticinque de’ suoi baroni,
con trovando cagioni, e prendendo ora dell’uno ora dell’altro infinte
e simulate infamazioni. Mirabile certo e abominevole cosa, che un re
cristiano di suoi baroni innocenti e fedeli senza giudicio di corte,
almeno colorato, facesse morire, e che di sua malvagia e rabbiosa
sentenza egli fosse il manigoldo e vile esecutore. Queste iniquitadi
occorsono del mese d’agosto e di settembre detto anno.