CAP. LXXXI.

_Come il re di Spagna uccise molti de’ suoi baroni._

Secondo che vogliono i savi, il parlare e lo scrivere debbe essere

conveniente alla materia di che si tratta, e da questo principio

procede l’arte del dire ch’è chiamata rettorica, la quale giunta

al nobile ingegno, meglio mostra e fa più piacere quello di che

si ragiona; di questa scienza niente sapemo, come nostra scrittura

dimostra; e per tanto del nostro scrivere rozzo, ma vero, non diletto,

ma frutto potranno prendere i belli parlatori. Questo per tanto n’è

piaciuto di dire, perchè le bestiali crudeltà remote da ogni umanità

le quali appresso scrivere dovemo, a bene dimostrarle meriterieno

l’eloquenza di Tullio, ma noi le metteremo in nota col nostro usato

volgare, fuggendo i vocaboli i quali per la prossimità della grammatica

dalli volgari a cui scrivemo sono poco intesi. Il crudelissimo e

bestiale re di Spagna, avendo contro al volere e consiglio de’ suoi

baroni palesemente ritolta la sua concubina, o più volgarmente dicendo,

bagascia, e quella sopra modo disonestamente magnificando nel suo

reame, trascorse in tanto disordinata e sconcia vita, che tutto l’animo

reale cambiò in crudele tirannia. Il forsennato re, per torsi dinanzi i

riprensori de’ suoi modi sozzi e sfrenati, e coloro di cui potea temere

che a tempo i suoi errori dovessono potere correggere, maliziatamente

trasse fuori boce ch’e’ si cercava contro a lui ribellione, e di Burgos

in Ispagna e d’altre sue terre, e sotto questo colore, come fiera

crucciato, di sua mano uccise due suoi fratelli bastardi e il zio

del re d’Araona, a cui per certa convegna s’appartenea la successione

del reame di Spagna; appresso intra lo spazio di due mesi, o in quel

torno, ancora di sua propria mano uccise venticinque de’ suoi baroni,

con trovando cagioni, e prendendo ora dell’uno ora dell’altro infinte

e simulate infamazioni. Mirabile certo e abominevole cosa, che un re

cristiano di suoi baroni innocenti e fedeli senza giudicio di corte,

almeno colorato, facesse morire, e che di sua malvagia e rabbiosa

sentenza egli fosse il manigoldo e vile esecutore. Queste iniquitadi

occorsono del mese d’agosto e di settembre detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 85 / 233 题