CAP. LXXX.

_Come i signori di Francia vennono sopra Parigi in arme._

Tornando alle travaglie del reame di Francia, nell’addietro narrammo il

subito e sfrenato movimento del popolo minuto, e de’ borgesi di Parigi

e d’altre ville di Francia contro a’ baroni e gentili uomini del paese,

sotto il mal consiglio e condotta del proposto de’ mercatanti e suoi

seguaci; per la qual cosa il Delfino di Vienna mosso e sospinto da’

gentili uomini ch’erano stati dall’indiscreto popolo agramente offesi

e malmenati, per repremere la sua trascotata e furiosa baldanza d’ogni

parte si raccolsono insieme, e all’entrare del mese di luglio del detto

anno vennono sopra Parigi in numero di cinquemila cavalieri, o in quel

torno, avendo per loro capo il sopraddetto Delfino, e accamparonsi a

sant’Antonio, presso a Parigi a due leghe; e ivi si dimoravano senza

fare asprezza di guerra, perocchè ben sapeano che la comune di Parigi

era sommossa, e ingannata dal proposto e da’ suoi seguaci per malvagio

ingegno. Ed essendo nel paese il re di Navarra, che celatamente

s’intendea col proposto e con certi suoi confidenti che guidavano il

popolo, per mostrare di volere atare il popolo e’ borgesi dalla forza

de’ baroni e gentili uomini ch’erano venuti sopra loro, s’accampò a san

Dionigi con millecinquecento cavalieri ch’avea accolti di suo seguito,

e che segretamente avea dal re d’Inghilterra, e con assai sergenti e

arcieri inghilesi e guasconi; e stando quivi, dava ardire a coloro

che con lui s’intendeano in Parigi, dicendo di volere combattere a

petizione del popolo di Parigi col Delfino, e per tutto corse la boce

che la battaglia era ingaggiata, e datole il giorno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 84 / 233 题