_Come i signori di Francia vennono sopra Parigi in arme._
Tornando alle travaglie del reame di Francia, nell’addietro narrammo il
subito e sfrenato movimento del popolo minuto, e de’ borgesi di Parigi
e d’altre ville di Francia contro a’ baroni e gentili uomini del paese,
sotto il mal consiglio e condotta del proposto de’ mercatanti e suoi
seguaci; per la qual cosa il Delfino di Vienna mosso e sospinto da’
gentili uomini ch’erano stati dall’indiscreto popolo agramente offesi
e malmenati, per repremere la sua trascotata e furiosa baldanza d’ogni
parte si raccolsono insieme, e all’entrare del mese di luglio del detto
anno vennono sopra Parigi in numero di cinquemila cavalieri, o in quel
torno, avendo per loro capo il sopraddetto Delfino, e accamparonsi a
sant’Antonio, presso a Parigi a due leghe; e ivi si dimoravano senza
fare asprezza di guerra, perocchè ben sapeano che la comune di Parigi
era sommossa, e ingannata dal proposto e da’ suoi seguaci per malvagio
ingegno. Ed essendo nel paese il re di Navarra, che celatamente
s’intendea col proposto e con certi suoi confidenti che guidavano il
popolo, per mostrare di volere atare il popolo e’ borgesi dalla forza
de’ baroni e gentili uomini ch’erano venuti sopra loro, s’accampò a san
Dionigi con millecinquecento cavalieri ch’avea accolti di suo seguito,
e che segretamente avea dal re d’Inghilterra, e con assai sergenti e
arcieri inghilesi e guasconi; e stando quivi, dava ardire a coloro
che con lui s’intendeano in Parigi, dicendo di volere combattere a
petizione del popolo di Parigi col Delfino, e per tutto corse la boce
che la battaglia era ingaggiata, e datole il giorno.