_Come il comune di Firenze procedette ne’ fatti della compagnia._
I rettori del nostro comune avuta la novella della detta rotta, e
di coloro ch’erano rinchiusi in Dicomano, e inteso come contro a’
patti i loro dinanzi aveano scorso infino a Vicchio, e le some del
pane ch’erano a Dicomano aveano rubate, e tolti i muli, e fediti
de’ vetturali; avendo mescolatamente queste novelle senza altro
avviso de’ loro ambasciadori, conoscendo che la materia richiedea
tostano consiglio e partito, di presente feciono consigli di numero
di richiesti in gran quantità, nel quale furono molti notabili e
savi cittadini, e consigliato sopra la materia, di grande concordia
diliberarono, che i passi si tenessono per modo ch’e’ non entrassono
sul nostro contado, e che non si desse loro niuno fornimento, nè si
vietasse ad alcuno la loro offesa: e di presente si mandò per tutto il
contado, che là si traesse d’ogni parte per non lasciarli passare. Il
comandamento fu per li contadini subito adempiuto, perocchè gran voglia
avea il popolo di levare di terra quella maladetta compagnia; ma benchè
traesse il contado di gran volontà, mancaronli per mala provvisione
capitani e conducitori, e nondimeno presono i passi, e stavano con
grande appetito di cominciare la zuffa. E se fatto si fosse, come fare
si potea e dovea, in Dicomano senza rimedio si spegnea il nome della
compagnia per lungo tempo in Italia.