CAP. LXXVII.

_Come il comune di Firenze procedette ne’ fatti della compagnia._

I rettori del nostro comune avuta la novella della detta rotta, e

di coloro ch’erano rinchiusi in Dicomano, e inteso come contro a’

patti i loro dinanzi aveano scorso infino a Vicchio, e le some del

pane ch’erano a Dicomano aveano rubate, e tolti i muli, e fediti

de’ vetturali; avendo mescolatamente queste novelle senza altro

avviso de’ loro ambasciadori, conoscendo che la materia richiedea

tostano consiglio e partito, di presente feciono consigli di numero

di richiesti in gran quantità, nel quale furono molti notabili e

savi cittadini, e consigliato sopra la materia, di grande concordia

diliberarono, che i passi si tenessono per modo ch’e’ non entrassono

sul nostro contado, e che non si desse loro niuno fornimento, nè si

vietasse ad alcuno la loro offesa: e di presente si mandò per tutto il

contado, che là si traesse d’ogni parte per non lasciarli passare. Il

comandamento fu per li contadini subito adempiuto, perocchè gran voglia

avea il popolo di levare di terra quella maladetta compagnia; ma benchè

traesse il contado di gran volontà, mancaronli per mala provvisione

capitani e conducitori, e nondimeno presono i passi, e stavano con

grande appetito di cominciare la zuffa. E se fatto si fosse, come fare

si potea e dovea, in Dicomano senza rimedio si spegnea il nome della

compagnia per lungo tempo in Italia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 81 / 233 题