CAP. LXXVI.

_Come l’altra parte della compagnia si ridusse in Dicomano._

Essendo rotta e sbarattata la retroguardia della compagnia, come

detto avemo, messer Amerigo del Cavalletto che guidava la parte

dinanzi avendo ciò inteso, ed essendo ne’ prati verso Belforte, e

sentendosi dintorno alcuno romore sì di coloro che fuggivano come di

coloro che li seguitavano, di subito prese grande sbigottimento: e

certo e’ li bisognava, perocchè ’l conte Guido e gli altri paesani

conosceano che venuto era il tempo di potersi vendicare della

compagnia, e d’arricchire della preda loro. Ma il peccato volle che

gli ambasciadori del comune di Firenze si trovarono con loro, a’

quali, temendo di tradimento, si ristrinsono e messer Amerigo e’ suoi

caporali con minacce di tor loro la vita, se a loro fosse faltata

la promessa. Gli ambasciadori che si sentivano in lealtà, e sapeano

che ciò ch’era fatto non era stato operazione del loro comune, gli

assicurarono colle parole: e per non mostrarsi ne’ fatti dissonanti

alle parole, cominciarono a usare autorità che non era loro commessa,

e ferono comandamento a’ fedeli del conte Guido, e a molti altri

ch’erano tratti a’ passi, per parte del loro comune ch’e’ non dovessono

offendere nè danneggiare coloro cui aveano fidati il comune di Firenze,

a cui salvocondotto elli erano diputati, e ch’e’ si dovessono de’

passi levare: i quali tutti, contro a loro intenzione e volere, per

reverenza del nostro comune si levarono dall’impresa. Perchè quelli

della compagnia ch’erano vogliosamente avanti passati affrettarono di

tornare alla schiera, e tutti insieme stretti avacciarono il cammino,

e per le strette vie delle piagge in quel dì si ridussono in Dicomano,

e ivi con botti e altro legname senza perdere tempo s’abbarrarono il

meglio poterono: e conoscendo il pericolo dove erano ridotti, stavano

tutti muti e smarriti alla speranza degli ambasciadori. E nel vero elli

aveano da temere per l’avviso che loro subitamente fu fatto, che ’l

nostro comune avea in quelli stretti passi più di dodicimila pedoni,

de’ quali i quattromila erano balestrieri scelti tra gli altri, e circa

a quattrocento cavalieri, che tutto che temessono il nostro comune, più

ridottavano i villani dell’alpe che li aveano assaggiati.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 80 / 233 题