CAP. LXXV.

_Come il conte di Lando scampò di prigione._

Come volle fortuna, che per li peccati de’ popoli sovente favoreggia

coloro che a loro sono flagello di Dio, essendo il conte di Lando

preso da uno fedele e uficiale del conte Guido, il detto valente uomo

per acquistare maggior preda, essendo il conte fedito, come dicemmo,

l’accomandò a due suoi compagni: il conte vedendosi nelle mani di due

villani, temendo forte che non lo menassono a Biforco, per l’offese

di sua coscienza fatte la sera dinanzi a quelli della villa, disse a

coloro che ’l guardavano, di dare loro fiorini duemila d’oro, ed elli

lo menassono altrove ovunque a loro piacesse, e che se in questo il

servissono, li farebbe ricchi uomini. I villani conoscendo che se il

conte venisse alle mani del loro signore, che della preda e riscatto

del conte avrebbono piccola parte, si disposono a servire il conte; e

’l menarono alla donna di messer Giovanni d’Alberghettino. La donna,

non essendo ivi il marito, il fece menare a Giovacchino di Maghinardo

degli Ubaldini suo fratello a Castelpagano. Ciò sentendo il signore di

Bologna, ch’era suo intimo amico e compare, di presente vi mandò medici

e guernimenti, e lo fè medicare, e per sua operazione tanto fece, che

liberamente li fu mandato a Bologna: il quale essendo bene provveduto

e curato alla Tedesca, poco regolando sua vita, e massimamente non

prendendo guardia del vino, come fu da Bologna partito cadde in grave

infermità, nella quale più volte fu a pericolo di morte, e liberato del

male rimase in assai povero stato.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 79 / 233 题