_Come il conte di Lando scampò di prigione._
Come volle fortuna, che per li peccati de’ popoli sovente favoreggia
coloro che a loro sono flagello di Dio, essendo il conte di Lando
preso da uno fedele e uficiale del conte Guido, il detto valente uomo
per acquistare maggior preda, essendo il conte fedito, come dicemmo,
l’accomandò a due suoi compagni: il conte vedendosi nelle mani di due
villani, temendo forte che non lo menassono a Biforco, per l’offese
di sua coscienza fatte la sera dinanzi a quelli della villa, disse a
coloro che ’l guardavano, di dare loro fiorini duemila d’oro, ed elli
lo menassono altrove ovunque a loro piacesse, e che se in questo il
servissono, li farebbe ricchi uomini. I villani conoscendo che se il
conte venisse alle mani del loro signore, che della preda e riscatto
del conte avrebbono piccola parte, si disposono a servire il conte; e
’l menarono alla donna di messer Giovanni d’Alberghettino. La donna,
non essendo ivi il marito, il fece menare a Giovacchino di Maghinardo
degli Ubaldini suo fratello a Castelpagano. Ciò sentendo il signore di
Bologna, ch’era suo intimo amico e compare, di presente vi mandò medici
e guernimenti, e lo fè medicare, e per sua operazione tanto fece, che
liberamente li fu mandato a Bologna: il quale essendo bene provveduto
e curato alla Tedesca, poco regolando sua vita, e massimamente non
prendendo guardia del vino, come fu da Bologna partito cadde in grave
infermità, nella quale più volte fu a pericolo di morte, e liberato del
male rimase in assai povero stato.