_Della gran compagnia._
La gran compagnia essendo nella Romagna a’ confini del Bolognese, sotto
la condotta del conte Broccardo e di messer Amerigo del Cavalletto, in
numero di tremilacinquecento cavalieri e grande quantità di pedoni,
baldanzosamente del mese di luglio mandarono a domandare il passo in
Toscana al nostro comune; il quale sorpreso dalla subita domanda,
non avvedendosi de’ patti ch’aveano con loro, intra’ quali che non
dovessono offendere nè passare per lo nostro terreno fra certo tempo,
il quale ancora durava, e temendo della ricolta, che la maggiore parte
era in su l’aia, di presente vi mandarono ambasciadore, concedendo
che potessono passare a dieci bandiere insieme, togliendo derrata per
danaio. Li conducitori e caporali di quella insuperbiti per la temenza
che parea mostrasse il comune, tacendo i patti, risposono, che non
voleano passare spartiti, nè per lo luogo loro assegnato, ma per quello
più loro piacesse. Non volendosi per lo comune a ciò consentire, nel
consigliare che se ne fè furono ricordate e ritrovate le convenienze
il comune avea con loro, e furono creati ambasciadori ch’andassono a
loro, i quali furono; messer Manno Donati, messer Giovanni de’ Medici,
Amerigo di messer Giannozzo Cavalcanti, e Simone di Rinieri Peruzzi; i
quali ebbono i punti di loro ambasciata, e portarono i patti giurati,
soscritti, e suggellati per li caporali e conducitori d’essa compagnia;
i quali mostrati loro, come è usanza di gente d’arme di sì fatta
maniera quando si sente podere, niente li pregiarono; e perseverando in
loro sconce e disoneste domande, accennavano di passare a loro posta, e
donde loro bene paresse, a mal grado di chi il volesse vietare. Perchè
ciò sentendo il comune, sollicitamente s’apparecchiava alla difesa;
e per chiudere loro i passi dell’alpe a suo podere richiesto avea gli
Ubaldini, i conti Guidi e gli altri amici del comune ch’aveano podere
ne’ luoghi onde si temea che potessono passare, e con poco ordine
per la fretta, e senza capitanare, mandò la gente sua da cavallo e
assai balestrieri nel Mugello e alla guardia de’ passi. Essendo i
detti ambasciadori nel campo della compagnia, e segretamente rivocati
dalla loro ambasciata, vi fu mandato di nuovo ambasciadore Filippo
Machiavelli, a cui fu commesso in segreto, ch’aoperasse co’ caporali
ch’e’ non venissono per lo nostro contado, e che in ciò spendesse da
cinquemila in seimila fiorini: e avendosi da lui in risposta che ciò
non si potea fare, il comune raddoppiando la sollicitudine a sua difesa
intendea.