_Come il legato ebbe Meldola._
Uno de’ terrazzani di Meldola capo di setta, essendo per più tempo
stato con certi suoi congiunti sostenuto dal capitano di Forlì per
sua sicurtà di quella terra, si collò dalle mura con suoi compagni di
furto, e fuggissi nel campo al legato, e ivi segretamente stando più
giorni s’intese con altri suoi terrazzani. E a dì 2 di luglio detto
anno, il legato ordinata sua gente sott’ombra di combattere Meldola,
si strinse alla terra. Lo Meldolese di cui avemo parlato, senza arme
uscì della schiera, e innanzi si mise verso la terra, e fè certo segno
a quelli delle mura, sicchè fu conosciuto; e sperando nell’ordine e nel
favore di coloro che dentro avea temperati con belle e savie parole,
ed efficaci alla materia, disse a’ suoi terrazzani, che non volessono
essere morti e disfatti in contumacia di santa Chiesa, che domandava
con gran ragione la sua terra, e con beneficio, per servire al tiranno
scomunicato, che contro a Dio e contro a ragione si tenea in ribellione
del legato e di santa Chiesa, il quale era stretto per modo, che
tosto dovea e potea essere disfatto; loro assicurando che dalla gente
della Chiesa non riceverebbono offesa nè danno alcuno. I Meldolesi
alla Romagnuola voltanti, e affannati dalla lunga guerra, udendo
così parlare il loro terrazzano, ed essendo sospinti da’ consigli e
conforti di quelli dentro che col detto loro terrazzano s’intendeano,
di presente apersono le porte, e ricevettono liberamente con allegrezza
e festa la gente del legato pacificamente. Li forestieri che v’erano
ciò vedendo, bellamente si ricolsono al cassero, e quelli del legato di
presente s’afforzarono nel castello, e assediarono la rocca dentro e di
fuori, avendo dottanza che la compagnia ch’allora era di presso non li
venisse a impedire; e strignendo forte con assedio, e ricercando spesso
con trabocchi e con altre battaglie quelli della rocca, a dì 25 del
detto mese s’arrenderono salve le persone.