CAP. LXIX.

_Di novità di Forlì._

Bene che paia assai disonesto e fuori di ragione, che li prelati che

dovrebbono essere correggitori de’ difetti e peccati de’ secolari

s’inviluppino e rivolgano in quelli, e massimamente in quelli errori

mondani che più paiono orribili e abominevoli, come sono tradimenti,

o se volemo più onesto parlare, trattati, nondimeno per la corrotta

usanza del malvagio tempo che corre, non pare si disdica a coloro che

sono posti da santa Chiesa alla cura de’ suoi beni temporali, tutto

che cherici sieno, usare arte di tradigione. Per questa larga e non

dannata licenza, l’abate di Clugnì legato di papa in Romagna, avendo

fatto tenere certo trattato con le guardie d’alquante bertesche della

città di Forlì, le quali gli doveano essere date, mandò della sua gente

una notte intorno di seicento tra a piè e a cavallo, e presonle, ed

entrarono nella terra; e se avessono avuto con loro più forte braccio

n’erano signori. I cittadini, per l’improvviso e subito assalto non

sbigottiti, insieme col capitano francamente si fedirono tra loro

ch’erano entrati, e per forza gli ripinsono di fuori, avendone morti

e presi una parte di quelli che più s’erano messi innanzi; intra gli

altri rimase preso il figliuolo del conte Bandino di Montegranelli; e

gli altri si fuggirono senza avere caccia fuori della terra, e tornarsi

al legato beffati.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 73 / 233 题