CAP. LXVII.

_Di novità fatte per lo popolo di Parigi._

I borgesi e ’l popolo minuto di Parigi vedendosi armati, che n’erano

poco usi, e che ’l Delfino non attendendo loro furia s’era partito,

montarono in baldanza; e come suole avvenire, e per sperienza si vede,

che i vili, che prendono ardire contro a chi fugge, vantandosi di loro

cuore e ardire, col fumo della vittoria senza contasto si fermarono,

aspettando se loro fosse mosso niente. Il proposto con quelli che lui

seguivano nel malvagio proponimento e consiglio, veggendo lo stolto

popolo armato, e per levità d’animo nimicato contro la casa reale,

pensarono con esso, avanti che giù ponessono l’arme, a maggiori

fatti procedere. E per tanto confortato il popolo, e inanimatolo a

speranza di migliore fortuna, quasi come gente furiosa e irata la

condussono spartamente come vedeano che richiedesse la faccenda, e ogni

parte d’essa sotto guida a’ palagi e a’ manieri de’ gentili uomini

ch’erano vicini a Parigi, i quali non prendendo guardia di loro, e

non avendo alcuno avviso di loro iniquo e reo proponimento, nè del

movimento di chi li guidava, molti ne furono sorpresi. Il furioso

popolo incrudelito, quanti ne giugnea tanti ne mettea al taglio delle

spade, non perdonando a fanciulli o a donne; e a’ micidi aggiugneano

l’arsioni, diroccando fortezze e manieri a costuma di fiere selvagge.

E intra gli altri nobili e ricchi dificii guastarono il bello castello

di Montmorensì, e altre molte castella notabili. E con questa rabbiosa

vittoria, con spargimento di cittadinesco sangue, si tornarono in

Parigi, avendosi fatti nemici i gentili uomini e i baroni del reame.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 71 / 233 题