_Di novità fatte per lo popolo di Parigi._
I borgesi e ’l popolo minuto di Parigi vedendosi armati, che n’erano
poco usi, e che ’l Delfino non attendendo loro furia s’era partito,
montarono in baldanza; e come suole avvenire, e per sperienza si vede,
che i vili, che prendono ardire contro a chi fugge, vantandosi di loro
cuore e ardire, col fumo della vittoria senza contasto si fermarono,
aspettando se loro fosse mosso niente. Il proposto con quelli che lui
seguivano nel malvagio proponimento e consiglio, veggendo lo stolto
popolo armato, e per levità d’animo nimicato contro la casa reale,
pensarono con esso, avanti che giù ponessono l’arme, a maggiori
fatti procedere. E per tanto confortato il popolo, e inanimatolo a
speranza di migliore fortuna, quasi come gente furiosa e irata la
condussono spartamente come vedeano che richiedesse la faccenda, e ogni
parte d’essa sotto guida a’ palagi e a’ manieri de’ gentili uomini
ch’erano vicini a Parigi, i quali non prendendo guardia di loro, e
non avendo alcuno avviso di loro iniquo e reo proponimento, nè del
movimento di chi li guidava, molti ne furono sorpresi. Il furioso
popolo incrudelito, quanti ne giugnea tanti ne mettea al taglio delle
spade, non perdonando a fanciulli o a donne; e a’ micidi aggiugneano
l’arsioni, diroccando fortezze e manieri a costuma di fiere selvagge.
E intra gli altri nobili e ricchi dificii guastarono il bello castello
di Montmorensì, e altre molte castella notabili. E con questa rabbiosa
vittoria, con spargimento di cittadinesco sangue, si tornarono in
Parigi, avendosi fatti nemici i gentili uomini e i baroni del reame.