_De’ fatti di Siena della loro guerra._
Li Sanesi avendo veduto non rotte le loro forze, nè con ordine di
battaglia, essere così sventuratamente sconfitti e cavalcati da’
Perugini infino alle porti, essendo di natura sdegnosa e altiera e di
voglioso consiglio, di comune assentimento deliberarono di fare ogni
loro sforzo e podere per qualunque modo potessono, per vendicare loro
vergogna; non ostante che per lo comune di Firenze oltre all’usato
amore consueto di faticarsi a pacificare loro vicini, ingelosito che
per loro riotte non surgesse allettamento di signore forestiere, di
continovo sollecitamente cercasse modo comportevole a sgravare il
soperchio dell’onta fatta a’ Sanesi, e a questo per forza d’amistà
de’ reggenti e maggiori di Perugia avessono condotto ad assentire i
Perugini, nè modo nè verso co’ Sanesi trovare non potè, i quali nel
furore di loro lieve animo, non guardando a stato di parte guelfa,
nè a’ pericoli che seguire ne potesse alla libertà de’ comuni di
Toscana, malcontenti di ciò che per l’uno comune e per l’altro si
facea, cercando sempre concordia tra loro senza favorare in segreto o
in palese eziandio in parole nessuno di loro contro all’altro, solenni
ambasciadori con pieno mandato e larghe promesse mandarono a’ signori
di Milano per impetrare loro aiuto e favore; ma poco loro valse,
tutto che in niente montasse per loro mal volere e pravo concetto,
perocchè per la pace tra detti signori e comuni di Toscana fatta, per
non romperla non se ne vollono travagliare. Il perchè veggendosi i
Sanesi mancare la detta speranza, in sulla quale stavano ventosamente
a cavallo, cercarono convegna colla compagnia che di Lombardia era
venuta a Budrio, e si patteggiarono ch’andasse al loro soldo per certa
quantità di moneta: e nel patto inchiusono, che la compagnia un mese e
più con altra loro gente dovesse stare in sul contado di Perugia; e per
lo detto servigio diedono caparra e la ferma, all’entrata del mese di
giugno 1358. Semoci un poco allargati in parlanza sopra questa materia,
per fare ricordanza a coloro che per li tempi verranno al reggimento
del nostro comune, che stieno avvisati a’ rimedi della straboccata e
ventosa volontà de’ Sanesi, i quali sovente per levità d’animo hanno
tentata la loro sovversione e degli altri comuni di Toscana, che
vogliono e amano di vivere in libertà.