_Come il re Luigi riebbe il castello di Parma._
Narreremo in questo capitolo cosa che non pare degna di memoria, nè
certo è, se non in, tanto per quanto per essa si può dimostrare la
debolezza in que’ giorni del famoso reame di Puglia. Certi ladroni e
rubatori di strade nel detto regno in questi giorni faceano compagnia,
e aveano preso per loro ridotto un castelletto tra Serni e Castello
da mare che si chiama Parma: e ivi s’erano adunati, e rubavano le
strade e’ paesi che da loro non si volieno rimedire. E aveano già
tanto fatto, che circa a centoventi di loro erano montati a cavallo,
e armati a guisa di cavalieri, e spesso correano fino a Napoli, e per
Terra di Lavoro; e maggiore guerra e danno faceano a’ paesani, che
quelli della gran compagnia quand’erano nel Regno, perocch’e’ sapeano
i passi e le vie del paese, e conoscevano i massari e’ paesani da cui
si poteva trarre il danaro. E così teneano in mala ventura e angoscia
tutto il paese, che niuno osava andare per cammini senza buona scorta.
E per questa cagione il re fece gente d’arme, e ristrinseli nel detto
castello, e assediolli: e in fine vedendo i detti ladroni che non
poteano tenere il castello, l’abbandonarono, e fuggirsi del paese, e
il re riprese la terra, e la fornì di sua gente; perchè alquanto ne
migliorò la sicurtà delle strade e de’ cammini.