CAP. LXI.

_Come il re Luigi riebbe il castello di Parma._

Narreremo in questo capitolo cosa che non pare degna di memoria, nè

certo è, se non in, tanto per quanto per essa si può dimostrare la

debolezza in que’ giorni del famoso reame di Puglia. Certi ladroni e

rubatori di strade nel detto regno in questi giorni faceano compagnia,

e aveano preso per loro ridotto un castelletto tra Serni e Castello

da mare che si chiama Parma: e ivi s’erano adunati, e rubavano le

strade e’ paesi che da loro non si volieno rimedire. E aveano già

tanto fatto, che circa a centoventi di loro erano montati a cavallo,

e armati a guisa di cavalieri, e spesso correano fino a Napoli, e per

Terra di Lavoro; e maggiore guerra e danno faceano a’ paesani, che

quelli della gran compagnia quand’erano nel Regno, perocch’e’ sapeano

i passi e le vie del paese, e conoscevano i massari e’ paesani da cui

si poteva trarre il danaro. E così teneano in mala ventura e angoscia

tutto il paese, che niuno osava andare per cammini senza buona scorta.

E per questa cagione il re fece gente d’arme, e ristrinseli nel detto

castello, e assediolli: e in fine vedendo i detti ladroni che non

poteano tenere il castello, l’abbandonarono, e fuggirsi del paese, e

il re riprese la terra, e la fornì di sua gente; perchè alquanto ne

migliorò la sicurtà delle strade e de’ cammini.

Cronica di Matteo Villani, vol. 4 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 65 / 233 题