_Come s’abbattè i palazzi di quelli di Beccheria._
Essendo cacciati da Pavia quelli della casa di Beccheria, come a
verno addietro narrato, frate Iacopo Bossolaro fece sua predicazione,
alla quale s’adunò tutto il popolo di Pavia uomini e donne; e con
belle e ornate parole mostrò, che non era bastevole avere cacciati di
Pavia i tiranni, se a loro non si togliesse la speranza del tornare,
la quale loro durerebbe mentre che le loro case e’ palagi fossono
in piè; e che per tanto a lui necessario parea d’abbatterli, e fare
piazza del sito dov’erano. Fornita la predica, tutto il popolo si
mosse, e volonterosamente corse ad abbattere le dette case e palagi:
e in picciolo tempo non vi lasciarono pietra sopra pietra, che non
portassono via; e il luogo recarono a piazza, secondo che il frate
predicando avea consigliato. E fu ciò cosa mirabile, che tutti, maschi
e femmine, piccoli e grandi vi furono per maestri e manovali, e a modo
delle formiche ciascuno ne portò via la parte sua.