_Come i Perugini cavalcarono i Sanesi fino alle porti di Siena._
Smeduccio da Sanseverino della Marca, nuovo capitano di guerra de’
Perugini, come giunse nell’oste, di presente con duemila cavalieri
e con gran numero di gente da piè si dirizzò verso Chianciano, e lo
combatterono, e arsone i borghi. Appresso entrarono in Valdorcia, e
arsono Bonconvento, e corsono infino al Bagno a Vignoni, facendo danni
assai maggiori in vista che in fatto, ardendo di rado allora capanne
e altre vili e disutili cose, e a dì 29 di aprile cavalcarono verso
Siena, e passate le forche assai di presso a Siena fermarono il campo;
e coll’usate burbanze toscane alquanti cittadini di Perugia ivi si
feciono cavalieri, e’ loro scorridori passarono infino a porta nuova:
nella quale per matta baldanza entrarono due di loro, de’ quali l’uno
vi fu morto, e l’altro rimase prigione. Sopraggiugnendo la sera, co’
prigioni che presi aveano in numero di centocinquanta si ritrassono a
Isola, e il seguente dì ripigliarono la via d’Asciano, e si ritornarono
a Perugia: per la qual cavalcata lo sdegno oltre a modo a’ Sanesi
crebbe, di che ne seguì quanto appresso diviseremo. È vero, che come
uso di guerra sovente dimostra, i Perugini non ebbono netta del tutto
l’avventurosa vittoria, perocchè sentendo il signore di Cortona che
tutto lo sforzo da cavallo e da piè era cavalcato a oltraggiare i
Sanesi, veggendosi libero il tempo da potere danneggiare i nemici, nol
volle perdere, e con dugento cavalieri mandò il popolo di Cortona,
e assai danno feciono intorno a Castiglionaretino e a Montecchio, e
arsono presso al lago la Valdecchio; e correndo infino all’Orsaia,
presono due de’ cavalieri novelli de’ Perugini, che per quella via poco
accortamente si tornavano a casa, e a salvamento si tornarono a Cortona
con molta preda, e circa a dugento prigioni. La preda e il danno
fu grande, perchè avendo a vile i Cortonesi, con baldanzosa sicurtà
sprovveduti furono sopraggiunti.